Antonio Stoppani e “Il Bel Paese”
Macugnaga nello spazio e nel tempo.
Tutti quanti siamo venuti a contatto, prima o poi, con il formaggio “Bel Paese”, tuttora in commercio. Pochi tuttavia sanno che questo formaggio, nato nel 1906, prese il suo nome da un vero e proprio successo letterario: “Il Bel Paese” dell’Abate Antonio Stoppani. Pubblicato nel 1876, completato con un’appendice nel 1882, fu scritto da un sacerdote dell’Ordine dei Rosminiani, insegnante di Geologia dell’Università di Pavia, considerato padre della geologia italiana.
Un volume di conversazioni sulle bellezze naturali, la geologia e la geografia fisica d’Italia, che ebbe, fin dall’inizio, un successo enorme. Della prima edizione, 1876, vennero vendute 600.000 copie (per quel tempo un record) e si sono succedute innumerevoli edizioni fino ai nostri giorni. Cosa c’entra questa lunga premessa con Macugnaga?
Nell'appendice del 1882 l'Abate Stoppani dedica una trentina di pagine ai “Ricordi del Monte Rosa” in cui parla di Macugnaga e del ghiacciaio del Belvedere. La lettura di queste pagine, al di là dell’interesse per il nostro paese, a quei tempi non ancora collegato con la strada, che arrivava a Ceppo Morelli, lascia, per certi versi, trasecolati. Si parla in questi ultimi tempi di cambiamento del clima e di riscaldamento del pianeta, ma leggete cosa scriveva lo Stoppani nel 1876: “Il ghiacciaio di Macugnaga si era molto ritirato; cioè dimagrato, impoverito, che faceva pietà a vederlo. (Lo Stoppani aveva già visitato il ghiacciaio del Belvedere sei-sette anni prima n.d.r.). Era ciò che mi aspettavo. Non vi dicevo appunto che i ghiacciai sono in fuga, cioè diminuiscono da un pezzo su tutti i versanti delle Alpi?
Questo periodo di regresso data su per giù dal 1860, e probabilmente da un’epoca ancora più lontana. I calori eccezionali, e più la diminuzione delle nevi, avvertito in questo ultimo quindicennio, ne danno una ragione più che sufficiente. L’esaurimento di molte sorgenti, ritenute perenni, nella regione montuosa, l’abbassamento del livello dei pozzi e quello dei fontanili nell’alto Milanese, si sono uniti all’arretramento dei ghiacciai… In mezzo a questa generale ritirata dei ghiacciai alpini, quello di Macugnaga non voleva certamente far torto ai suoi compagni d’arme. Pare anzi, o per meglio dire è certo, che il periodo di regresso del ghiacciaio di Macugnaga sia cominciato da 50 anni e più. A memoria d’uomini (mi diceva il sig.Oberto, valente alpinista e conduttore dell’albergo del Monte Moro a Macugnaga), quel ghiacciaio si avanzava almeno da 300 a 400 metri sulla sinistra più verso il paese… In 25 anni dunque il ghiacciaio di Macugnaga avrebbe perduto alcune centinaia di metri di grossezza… Esso si vedeva da Macugnaga, anzi, sembrava vicino. Ora altro che vederlo! Se non lo si vede nemmeno quando si è arrivati alla cima del Belvedere… Insomma non c’è più altro che un prosastico letto sassoso, che può valicarsi benissimo a piè zoppo. Tutto il gruppo del monte Rosa presenta del resto le tracce di questa universale disfatta… precisamente dove termina col Belvedere, il ghiacciaio arrivava nel 1870 quasi all’altezza della morena laterale e si poteva dire ancora un bel ghiacciaio. Io non mi aspettavo di trovarlo ora, dopo solo sei anni, tantum mutatis ab illo, di vederlo cioè così profondamente incassato tra le due morene, come un morto nel cataletto, e per giunta così sfigurato dai massi che lo ricoprivano, che nessuno, vedendolo altrove, vi avrebbe ravvisato un ghiacciaio…..”
Lo Stoppani poi si dilunga nella spiegazione di come si formano ghiacciai e morene e in particolare quello del Belvedere. Fornisce a tal proposito dimensioni e metrature e spiegazione dei fenomeni ciclici della natura. Quello che stupisce è che, se mutiamo lo stile, molte di queste pagine potrebbero essere state scritte ai nostri giorni. Io, veramente, ne ho letto anche recentemente (sulla ritirata dei ghiacciai) di uguali.
