I Ghiacciai del Monte Rosa in forte ritirata
Durante la serata della Montagna, recentemente organizzata dal “Club dei 4000”, i geologi Giovanni Mortara e Andrea Tamburini, profondo conoscitori del bacino glaciale del Belvedere, hanno illustrato lo stato dei ghiacciai, delle morene e della grande frana della Punta Tre Amici.
Hanno rimarcato come dei quattro tributari del ghiacciaio del Belvedere: ghiacciaio delle Locce, ghiacciaio della Punta Tre Amici, ghiacciaio del Monte Rosa e ghiacciaio della Nordend, soltanto il ghiaccio del Monte Rosa alimenta tuttora il ghiaccio del Belvedere. Tutti gli altri sono in forte ritirata sulle pareti. Va considerato che il ghiaccio della Tre Amici alimenta ancora quello del Belvedere ma solo con valanghe.
Luca Sergio di MeteoLive Vco fa notare che il fronte dei ghiacciai delle Locce e della Punta tre Amici è situato tra quota 2400 e 2500 metri. Mentre il Nordend si attesta tra i 2300 e 2400 metri di altitudine.
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La foto 1 di MeteoLive Vco segna, tra le linee verdi il ghiacciaio del Monte Rosa, l’unico che alimenta ancora il Belvedere ma che presenta una enorme quantità di detriti. I trattini gialli indicano il fronte, ben visibile, degli altri ghiacciai.
La foto 2, sempre di MeteoLive Vco, evidenzia il fronte del ghiacciaio della Punta Tre Amici e le valanghe che arrivano fino al “cordone” che va al Belvedere, cordone, a detta del geologo Giovanni Mortara, in balia di se stesso.
Nella foto 3, breve timelapse, si notano un distacco e la successiva colata di ghiaccio fino al “cordone”.
Luca Sergio osserva: «Di questo passo anche il ghiacciaio del Monte Rosa sarà destinato a ritirarsi in parete e non alimenterà più il ghiaccio del Belvedere. Quello delle Locce, dall’omonimo sottostante lago ha impiegato circa venticinque anni a ritirarsi alle quote attuali, quindi si potrebbe stimare la durata dell’alimentazione del ghiaccio del Monte Rosa ancora per venti/trenta anni.
Nel frattempo il ghiacciaio del Belvedere continuerà a perdere massa e ad arretrare costantemente».
E’ sufficiente osservare la costante modificazione della morena caratterizzata da ripetuti crolli e continui mutamenti per evidenziare che anche il sentiero che dal Belvedere porta alla conca della Pedriola con il suo rifugio Zamboni-Zappa, subirà continue e pesanti evoluzioni.