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Il ritorno dell’istrice

A volte ritornano ed è bello che sia così. La fauna selvatica, simbolo e documento di una natura non addomesticata, segue come tutti i viventi i cambiamenti climatici e sociali. Animali che seguono i corsi e ricorsi della Storia degli uomini. 

L’istrice, conosciuto volgarmente come porcospino, è il più grande roditore africano ed europeo, più grande del ghiro o dello scoiattolo. È una specie terricola e notturna, di giorno si rifugia nelle grotte, nelle buche sotto gli alberi o in tane abbandonate di altri animali. La sua camminata è goffa e lenta, come quella di certi uomini.  È un animale monogamo che può riprodursi durante tutto l’anno, con cucciolate che generalmente variano da uno a tre piccoli. L’unico predatore naturale dell’istrice è il lupo, mentre la volpe può occasionalmente predare i cuccioli. La concentrazione dei parti avviene soprattutto nel mese di febbraio. 

Recentemente le fototrappole della polizia provinciale ne hanno riscontrato la presenza in una valle dell’Ossola con due fotogrammi. È un evento importante perché dimostra per la prima volta la presenza di questo roditore nel nord del Piemonte, mentre le segnalazioni precedenti lo davano solo sulle Alpi Marittime. L’istrice è una specie segnalata in espansione dal centro Italia verso nord, probabilmente anche grazie ai cambiamenti climatici sempre più evidenti che modificano le tradizionali coordinate ambientali. Non è escluso che nei prossimi mesi le fototrappole possano riuscire a documentare anche la presenza di nuovi nati.

Mi raccontano gli amici della Polizia Provinciale del VCO. “Che il territorio della provincia del Vco sia ricco di fauna selvatica è cosa ben nota. Popolazioni di ungulati, galliformi alpini, predatori e numerose altre specie di mammiferi e uccelli, con distribuzioni e densità differenti, sono oggetto di osservazioni quotidiane da parte di tutti coloro che frequentano le zone montane del Verbano Cusio Ossola. Negli ultimi anni, la diffusione di strumenti tecnologici come fototrappole, videocamere e droni ha contribuito in modo significativo a confermare con certezza la presenza di numerose specie animali, soprattutto quelle caratterizzate da un indice di presenza numericamente ridotto. Grazie a queste tecnologie, il personale del Corpo di Polizia Provinciale riesce da tempo a raccogliere immagini e riscontri concreti sulla fauna presente sul territorio.”

Tempo fa abbiamo raccontato su queste pagine dell’impensabile ritorno del castoro, forse proveniente dal vicino Vallese. Nei mesi scorsi le fototrappole hanno ripreso alcuni secondi del passo felpato ed elegante di una lince, il più grande felino europeo, che ha confermato la sua presenza sui monti delle Alpi Pennine e Lepontine. In questo caso forse non un ritorno ma la conferma di una presenza discreta e invisibile. 

Queste note ci raccontano di migrazioni naturali che, come quelle sociali, sono risultato della Storia e arricchiscono sempre il mondo. 

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