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La Valle Anzasca nei “40 giorni di libertà”

1944 – 2019: 75° della Repubblica dell’Ossola – Una ricorrenza ricca di valori etici attuali

Sono passati settantacinque anni da quando in un autunno di guerra, di una guerra mondiale e tragica per le dimensioni raggiunte dal conflitto, faceva notizia anche sui giornali esteri la liberazione di una vallata dell’arco alpino posta a cuneo fra il territorio della Confederazione Elvetica, in quel periodo isola di neutralità lambita da ogni lato dal mare delle armate naziste padrone di mezza Europa.

Quella vallata era l’Ossola, “...primo lembo di territorio alle frontiere, costituitasi in libero reggimento di popolo...” per dirla con le parole della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare poi concessale, “una capocchia di spillo” invece per gli Alleati, se vista nel quadro strategico dei loro fronti europei.
Lembo di territorio o capocchia di spillo, dentro a quei confini rientrava pure la Valle Anzasca, alle cui porte – a Piedimulera per la precisione – l’8 settembre del 1944 si combatté una battaglia decisiva per la liberazione del territorio ossolano e che, con il suo esito, aprì poi la strada di Domodossola ai partigiani.
In quello scontro i fascisti catturarono un partigiano ferito, Ugo Maspero “Smith”, il quale venne barbaramente trucidato trascinandolo dietro ad un automezzo per le vie del paese, episodio che durante la ritirata dei militi della R.S.I. ebbe come conseguenza, al ponte della Masone, la durissima e per una volta spietata reazione dei partigiani del “Valdossola” e della “Valtoce”. Dopo la liberazione dell’Ossola e delle sue valli, i podestà furono destituiti dalla Giunta Provvisoria di Governo e dal verbale della seduta del 22 settembre 1944, relativo alle amministrazioni locali, risulta a Calasca la nomina di Giovanni Martini quale commissario del Comune. Un altro riscontro della rinata democrazia, lo si ritrova nell’istituzione del CLN di Pieve Vergonte, nelle persone del dott. Federico Rolla presidente, Gastone Barsella, Evasio Marchese e Giovanni Violini, mentre venne designato quale sindaco il geom. Armando Marcon e, in qualità di assessori, Vincenzo Audo, Gioacchino Giana, Luigi Grassi e Bartolomeo Rolandi.
Dal punto di vista militare, in Valle Anzasca operava la 2^ Divisione d’assalto “Garibaldi”, di cui faceva parte la 83^ Brigata agli ordini di Barbis ed in particolare il Battaglione “Torino” comandato da Doro - Giorgio, composto da una novantina di elementi armati, il cui compito era quello di tenere sotto controllo, per evitare infiltrazioni di nazifascisti, le bocchette verso la Valsesia, mentre da alcuni documenti risulta la costruzione di sette casematte, nelle zone di Anzino, Bannio, ma anche nei pressi dell’Olocchia e dell’Anza.


Con l’operazione “Avanti” i nazifascisti rioccuparono l’Ossola e durante l’offensiva la Valle Anzasca fu teatro di un notevole sacrificio di sangue, a partire da quanto accaduto alla cappella della Pace di Cimamulera il 14 ottobre 1944 dove, in un disperato ed impari duello fra l’artiglieria tedesca ed una mitragliatrice dei garibaldini, cadde il partigiano Agostino Pasolini che manovrava l’arma automatica. Ben più tragico fu poi il bilancio dell’eccidio consumato nei pressi di Macugnaga all’Alpe Meccia il 22 ottobre 1944, dove una squadra di garibaldini del Battaglione “Torino” fu sorpresa dai nazifascisti e sotto il fuoco avversario rimasero uccisi nove partigiani e la giovane moglie di uno di essi, in stato di gravidanza.
Sono trascorsi tre quarti di secolo da quelle vicende e quelli citati costituiscono soltanto alcuni dei frammenti di memorie di quanto allora qui accaduto in quella che è poi stata chiamata “Repubblica dell’Ossola”, fra ritrovata libertà e sangue versato, in una esperienza breve ma intensa poiché, come scrisse Giorgio Bocca, “Quanto a rinnovamento democratico fece più quella piccola repubblica in quarantaquattro giorni che la grande nei decenni seguenti”.

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