Accoglienza alpina
Primavera 2019. Con lo scioglimento delle ultime (scarse) nevi di un inverno tutto sommato secco (cinque mesi di sostanziale siccità), la primavera pone precocemente il tema dell’escursionismo, nodo del futuro ruolo dell’ambiente alpino nell’Europa contemporanea.
Lasciamo a tecnici, politici e accademici il compito di computare costi e benefici della continuità di un modello turistico basato sui “caroselli bianchi” in tempi di repentini cambiamenti climatici.
Il non farlo sarebbe come nascondere la testa sotto la sabbia. I nostri giovani, per fortuna, non lo fanno. Ho la convinzione, radicata e profonda, che il futuro del turismo alpino si basi su tre pilastri: rispetto della natura senza violenze sull’ambiente, forte infrastrutturazione “dolce” per chi cammina (sentieri e non seggiovie), accoglienza essenziale ma accurata sui nostri monti (bivacchi escursionistici moderni e non alberghi in cima alle montagne). In sostanza: sentieri puliti e segnalati e ricoveri spartani, ma accoglienti. Per fortuna, a casa nostra, questa dimensione non è solo filosofia, ma buona pratica.
Un esempio di quanto, visioni futuristiche e buone energie innovative stanno realizzando, è quanto accaduto nell’estate scorsa. Nel corso del 2018, con la regia delle Aree Protette dell’Ossola (parchi naturali di Veglia, Devero e Antrona) è stata possibile la rimozione di quattro “bivacchi d’amianto” sulle Alpi Pennine e Lepontine. L’iniziativa è stata realizzata con fondi PSR 2016-2020 e con la collaborazione amministrativa di Comuni ed Unioni Montane. La prospettiva strategica è quella di certificare le Pennine e le Lepontine come “amianto free” nei bivacchi alpinistici ed escursionistici: una dimensione che proietta le nostre montagne nel futuro di compatibilità fruitiva delle Alpi, una visione pionieristica e innovativa di forte valenza ambientale.
I bivacchi sostituiti sono stati il “Farello” in Veglia, l’Antigine e il Camposecco in Antrona e il “Lanti” in Val Quarazza. I nuovi sostituiscono gli ormai vetusti bivacchi non più consoni alle normative attuali in quanto realizzato in cemento d’amianto secondo superati modelli degli anni ’70 del Novecento. Le nuove strutture, internamente in legno e grazie ad un pannello solare dotate di illuminazione e prese USB per ricaricare cellulari e computer, propongono una nuova frontiera dell’accoglienza in montagna, moderna, salutare e di nuova concezione.
Di rilievo il “nuovo” Farello in Veglia. Essendo il vecchio bivacco posizionato a 15 minuti dalla “Cabane Monte Leone” gestita dal CAS con funzioni di alberghetto, in accordo con il CAI di Varzo, il nuovo bivacco è stato posizionato nella conca delle Caldaie, in un luogo quanto mai remoto e selvaggio, al fine di sviluppare l’arrampicata sportiva sulle pareti della zona e di agevolare la salita a Passo di Boccareccio e all’Helsenhorn. Un nuovo bivacco all’alpe Lorino, in Val Divedro, agevola l’unico “tratto lungo” della GTA sulle Alpi dell’Ossola. Per molti, è un sogno che si realizza.
Analogamente, il CAI Macugnaga , dopo l’acquisizione dello storico rifugio “Sella” al Weissthor, ne sta individuando una nuova destinazione d’uso in relazione ai moderni cambiamenti della percorribilità della montagna. Se, per un secolo, l’ascensione della Cima Jazzi e la “Traversata dei camosci” sono stati uno dei principali motivi di attrazione sul versante orientale del Monte Rosa (meta ambita e frequentata da ogni amante della montagna nelle valli dell’Ossola e non solo), oggi presenta profili di pericolosità in relazione alla deglacializzazione e alle frequenti e improvvise cadute di pietre. Il Monte Rosa, anche in questo ambito, è emblematico: una montagna da “reinventare”.
Oggi le Alpi hanno molto da dare agli uomini d’Europa: salubrietà d’ambiente, valori di solidarietà e tolleranza, coesistenza con la natura. Un patrimonio prezioso per i nostri giovani.
Foto Toomas Tartes
