Le nuove Alpi
Le Alpi stanno cambiando. Evoluzione di natura e di uomini. Negarlo sarebbe sciocco, la scienza ci dice che avviene. I cambiamenti delle Alpi sono repentini e ambivalenti. Da un lato il global warming, il riscaldamento globale innegabile, e dall’altro i “nuovi montanari, anch’essi innegabili. Cambia la natura e cambia la società alpina.
E’ stata una buona estate per le nostre valli: giornate serene e temperature elevate. Ad essa è seguito un autunno siccitoso che ha ritardato la caduta delle foglie dei faggi e degli aghi dei larici. All’autunno è seguito un inizio d’inverno con piogge prolungate di tipo monsonico. Eventi meteorologici estremi. In estate lo zero termico a quote elevate e per tempi lunghi ha accentuato i cambiamenti sulla parete est del Monte Rosa: crolli e frane sono continuati e la “grande montagna” non è mai stata silenziosa. Il ghiacciaio del Belvedere è sempre più un rock glacier dove uno strato di detriti protegge il ghiaccio sottostante. O almeno ci prova, perché quest’estate il ghiacciaio si è “abbassato” di tre metri in una stagione e la sua fronte è arretrata di 10 metri. Nonostante tutto le rocce frantumate sono una coperta che madre natura costruisce per preservare dal caldo quella preziosa riserva di acqua dolce. Sotto il ghiacciaio, gli speleologi del CAI Novara hanno esplorato due chilometri di tunnel subglaciali e censito 27 grotte e imbuti nel ghiaccio: un mondo terribile e sconosciuto che ci rivela quanto stiano cambiando le alte montagne. “Effimera” è la grotta subglaciale più lunga delle Alpi.

Foto Alexander Hipp
Lo scorso inverno grandi valanghe (dalla Jazzi, dal Tambach, in Quarazza, …) hanno divelto alberi e danneggiato sentieri. I volontari del CAI Macugnaga e quelli di molte associazioni della Valle Anzasca hanno lavorato settimane per ripristinarli. Un lavoro paziente e prezioso di ricostruzione. Come hanno sempre fatto gli uomini delle montagne dopo ogni evento calamitoso. Le Alpi non sono zona sismica, non abbiamo i terremoti, ma abbiamo gli incendi e le alluvioni, soprattutto le valanghe (come racconta il recente bel libro di Renato Cresta). Il confronto con la natura è sempre complesso per cui, nei confronti delle calamità ambientali, gli uomini hanno sviluppato meccanismi di solidarietà sociale. La storia delle Alpi insegna che sono sempre le comunità che resistono, mai il singolo. Buone notizie vengono dal fronte del turismo sostenibile, quello basato su sentieri e bivacchi. Dopo il gravoso lavoro di ripristino della rete sentieristica all’inizio dell’estate, tre fatti hanno segnato il rinnovamento dell’accoglienza alpina a Macugnaga: l’ammodernamento del bivacco “Città di Luino” sulla cima di Roffel, l’acquisizione del rifugio “E. Sella” con la prospettiva di riapertura come bivacco spartano e sempre aperto, la sostituzione del vecchio “Lanti” sotto il passo del Turlo. Quest’ultimo è un bivacco di “quarta generazione”: pannelli solari, aria calda, porte USB per caricare la batteria del cellulare. Quando entri accendi la luce. Ha una forma vagamente a trapezio, che richiama il nut, quel dado pentagonale che gli alpinisti incastrano nelle fessure della roccia per assicurarsi. Così come i nuts hanno rappresentato una rivoluzione nelle tecniche di progressione in arrampicata, così il nuovo “Lanti” inaugura, insieme ad altri posizionati sulle Alpi dell’Ossola questa estate, una nuova stagione nell’accoglienza in montagna. Emiliano Lanti era un pastore che trascorreva le estati a curare le pecore in Quarazza. Alla sua memoria è intitolato il bivacco. Credo, lui ne sarebbe contento.
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