Un alpinismo nuovo
Il Monte Rosa sta modificando il suo aspetto. Sono cambiamenti evidenti e spettacolari, avvertibili anche dai turisti che non frequentano le alte montagne. I figli le vedranno diverse dai padri. I repentini cambiamenti del paesaggio alpino sono appariscenti: l’accelerato regresso dei ghiacciai, il moltiplicarsi dei ghiacciai pensili, la comparsa dei rock glacier (ghiaccai di roccia), l’aumento di numero ed estensione dei tunnel subglaciali, i sempre più frequenti crolli di roccia per il ridursi del permafrost.
La montagna che soffre e che tuona è diventata una nuova attrazione turistica. La storia del lago “Effimero” è conosciuta ed emblematica in questo senso. Anche l’alpinismo, a duecento anni dalla sua nascita come forma moderna di frequentazione dell’alta montagna, si deve adeguare. E’ mutato il “terreno di gioco” dell’Europa. Itinerari di scalata un tempo famosi e frequentati, sono oggi scomparsi, impercorribili per le diverse condizioni delle montagne. Anche le guide alpinistiche e le raccolte di itinerari vanno riscritte perché in molti casi non sono più attendibili. Il canalone Marinelli sulla parete est scompare in estate ed in inverno è diventato una pista di sci.
Un rock glacier in Ossola è il Ghiacciaio della Rossa in Devero. Ancora negli anni ’30 del Novecento era un ghiacciaio imponente con lingue che scendevano verso i Piani della Rossa. Poco sopra, il Canalino Ferrari offrì per un secolo un “percorso di formazione” e una scalata che entrava nel curriculum di ogni alpinista ossolano; fu anche terreno per la didattica utilizzato dai corsi del CAI di Piemonte e Lombardia. Oggi, in estate, i due colatoi bianchi del Canalino Ferrari sono scomparsi. Viene invece salito in inverno come parte della salita scialpinistica al Cervandone: un itinerario sempre più frequentato e di tutto rilievo. La classica “via dei viennesi” sulla parete nord del Fletschorn fu tracciata il 17 luglio 1960. Chi andrebbe oggi su quella parete in luglio ?
Anche la mappa degli accessi ai rifugi e bivacchi d’alta quota si sta modificando. Fino a qualche decennio fa, per raggiungere l’attacco della “Cresta di Santa Caterina” alla Punta Nordend, il più grandioso e impegnativo itinerario su roccia del Monte Rosa, si raggiungeva da Macugnaga la vetta dello Jagerhorn per sostare al Bivacco “Città di Gallarate” sulla vetta. Oggi più nessuno percorre lo Jagerrucken, il possente crestone orientale che scende per 1000 m ai piedi del ghiacciaio di Fillar e percorso dai primi salitori alla vetta nel 1867, perché troppo pericoloso per l’instabilità della roccia e la scomparsa dei nevai intermedi. Gli alpinisti oggi raggiungono il Bivacco sullo Jagerhorn dal versante svizzero, partendo dalla stazione d’arrivo della funivia dello Stockhorn.
Le montagne cambiano e gli alpinisti si debbono adeguare. Scrive Claudio Smiraglia, glaciologo all’Università di Milano e uomo del CAI: “Per quanto riguarda la frequentazione, ritengo che sia aumentata la pericolosità dell’ambiente di alta montagna. … Per cui, come alpinisti ed escursionisti, è assolutamente necessario cambiare mentalità. Bisogna insegnare ai frequentatori della montagna ad accostarvisi in modo diverso”.
Frequentare la montagna in modo diverso, ma anche viverci con una cultura nuova. Dobbiamo attrezzarci affinché le Alpi continuino ad essere luoghi di vita per i montanari e riserve di salubrità per i cittadini.
Per i giovani alpinisti si tratta di confrontarsi con un “terreno di gioco” tutto nuovo, a cui avvicinarsi con regole diverse da quelle del passato. I postulati teorici dell’attività alpinistica dovranno essere ridefiniti; le “mappe mentali” aggiornate e adeguate alle mutate condizioni della montagna. Gli alpinisti, in fondo, rimangono quelli che sono e continueranno a fare quello che hanno sempre fatto: scalare le montagne. Corteggiare un itinerario sognato a lungo fino a quando è “in condizione”, allenarsi e patire fatiche grandi per raggiungere una vetta tanto effimera quanto inutile, immaginare spazi infiniti e orizzonti lontani. Questo da sempre, ma oggi in condizioni nuove. In fondo, può essere l’opportunità di scoprire un nuovo terreno di esplorazione e di avventura sulle “vecchie” Alpi.
Foto Miranda Salzgeber