Lago delle Locce, 19 luglio 1979, devastante tracimazione
Molti sono coloro che si ricordano il devastante evento di quarant’anni fa, ma tre sono i protagonisti diretti dell’avvenimento: Flora Ranzoni, Alberto Corsi e Giulio Lenzi.
Questo il fatto: 19 luglio 1979 ore 12.30, Flora Ranzoni, allora custode del rifugio Zamboni, si accorge della piena che sta per abbattersi verso Macugnaga e riesce a telefonare e lanciare l’allarme. Poco dopo le acque, fuoriuscite dal Lago delle Locce, a quota 2.220 m, travolgono il palo telefonico e addio contatti con il paese. Ma l’allarme è scattato.
A Pecetto Alberto Corsi, allora direttore degli impianti, coordina l’emergenza. Vengono avvisate le maestranze mentre Vittorio Marone avvisa i Carabinieri, la Guardia di Finanza e l’Amministrazione comunale.
Giulio Lenzi e Vittorio Iacchini, addetti alla stazione dei Burki, corrono ad avvisare degli ignari turisti olandesi e dei ragazzi accampati nei pressi dell’alpeggio dei Burki. Al Belvedere è Dario Anthematter che si premura di controllare le sponde del rio Pedriola dove le violente acque tutto travolgono e spazzano via. L’acqua ci mette un po’ ad arrivare ai Burki, ma quando arriva spazza l’intera stazione della seggiovia, una serie di piloni e lo stabile del bar-ristorante.
Poi prosegue la corsa e la distruzione. Centinaia di larici secolari vengono travolti e la seggiovia subisce ulteriori danneggiamenti.
Il tempestivo allarme permette di fare evacuare la gente che prende il sole lungo il torrente Anza. Nessun danno alle persone, ma restano grossi danni materiali, profonde cicatrici e una nuova pagina della storia del paese walser. Una storia che i tre protagonisti citati all’inizio, possono raccontare.