Accessibilità dei contenuti

Skip to main content

Folco Quilici e il Monte Rosa

Un uomo di mare conquistato dalla “grande montagna”

Di solito sono gli uomini a conquistare le montagne: nel caso di Folco Quilici è stato il Monte Rosa a conquistare lui. Quilici è un altro dei visitatori eccellenti di Macugnaga, un uomo che aveva dedicato la sua vita a quello che egli stesso chiamava “il sesto continente”, il mare. Documentarista di altissimo livello, nato a Ferrara nel 1930, regista, fotografo e scrittore, era un ottimo sub, specializzato in riprese sottomarine.

Lo intrigava soprattutto il rapporto tra uomo e mare, al quale aveva dedicato lungometraggi e serie televisive.Coltivava anche altri interessi: nel 1965 fu chiamato a realizzare documentari dal titolo "L’Italia vista dal cielo", caratterizzati da riprese dall’alto, grazie al volo di un elicottero; nel 1970 produsse Firenze 1000 giorni, dedicato all’alluvione del 1966 e al salvataggio del patrimonio artistico. Era anche uno dell’autori più presenti nello spazio culturale della Televisione Italiana. Aveva realizzato materiali per trasmissioni in più puntate, dedicate a tematiche di vasto interesse: ad esempio nell’anno 1969-1970 aveva affrontato il complesso mondo musulmano con Islam. Tuttavia, mari e oceani rimanevano la sua passione: fu chiamato da De Laurentiis nel 1975 e sono sue le riprese subacquee, davvero impressionanti, del film di Michael Anderson, "L’orca assassina". Notevole fu il suo apporto all’archeologia subacquea, che costituiva all’epoca una nuova frontiera per gli studiosi dell’antichità. Insieme a Sabatino Moscati, uno dei più celebri archeologi classici, realizzò due serie di filmati dal titolo Mare Museo (1988-92) e Fenici, sulle rotte di porpora (1987-88). Aveva vasti interessi, ma come testimoniano anche i suoi romanzi dal titolo "Naufraghi", "Cacciatori di navi", "Libeccio", la montagna ne rimaneva esclusa.
Fu nel 2001 che apparve la sua serie di otto film di trenta minuti dal titolo "Le Alpi". In essi Quilici si misurava con un mondo nuovo per lui, affrontato con un’idea di fondo: dalle Giulie alle Marittime, da Est a Ovest, quell’arco di duemila chilometri è per lui simbolo di “unità nella diversità”. Ne cattura i paesaggi, ne illustra la storia, ne evidenzia l’architettura, ne sottolinea il mosaico etnico e culturale. La montagna è vista dal documentarista come ambiente naturale e umano. Il sesto filmato si intitola "L’arco occidentale: Piemonte vette e valli" ed è quello forse in cui l’aspetto alpinistico si unisce più evidentemente alla ricerca etnica e antropologica. Il video si apre con un’aquila che vola sugli alpinisti arrivati in cima a una torre delle Rocce del Nivolé nel massiccio del Gran Paradiso; continua con la scalata al Becco meridionale della Tribolazione, per poi aprirsi alla storia delle genti che, intorno alle montagne, hanno vissuto e vivono esperienze di autonomia culturale: i walser, gli occitani delle vallate franco-provenzali, i valdesi. Il discorso culmina con il Monte Rosa, le sue vallate, i ghiacciai, i laghetti, i rifugi, la bellezza sconvolgente di una montagna che continuamente cambia. Pubblicati in video cassetta e poi in dvd dal 2008, furono uno sforzo notevole per la complessità della realizzazione, voluta dal CAI e dalle Regioni, con la collaborazione della RAI. Le riprese alpinistiche furono di Wolfgang Thomaseth; il direttore della fotografia era Riccardo Grassetti.
A distanza di tanti anni c’è chi parla di “visione retorica” della montagna, certo datata: su “forum.planetmountain.com” si può seguire uno scambio di opinioni molto vivaci sull’argomento.
Teresio Valsesia fu coinvolto in questa impresa: con Oreste Forno, Giacomo Priotto, Alberto Re, Aldo Varda, Claudio Smiraglia ha contribuito ai testi.
Soprattutto fece da guida a Quilici per la zona dell’Ossola e del Monte Rosa macugnaghese. Mi ha raccontato che al Passo del Monte Moro, in una mattina limpidissima del settembre 2001, gli operatori e i tecnici di ripresa si lamentavano del freddo. Nulla di strano: al Moro la temperatura può essere bassa anche d’estate.
Macugnaghesi e turisti sono in grado di testimoniare che la Festa della Madonna della Neve, il 5 di agosto, non è raro che si trasformi all’improvviso in Festa della Madonna “con la neve”, per un improvviso apparire di fiocchi bianchi. Quilici, benché uomo di mare, quel giorno non fece una piega per il freddo: era semplicemente entusiasta di fronte allo spettacolo della parete Est del Rosa.
Il documentarista ricordò che Vittorio Sgarbi, incontrato a un Convegno a Mantova, gli aveva detto che Macugnaga era il posto più bello delle Alpi: non poteva che dargli ragione. Certo, uno storico dell’arte di bellezza se ne intende. Quilici e Valsesia, l’11 settembre, il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle, erano alla Cascata del Toce, altro spettacolo naturale che impressionò il regista-scrittore. Non so se sia più tornato a Macugnaga: è morto a Orvieto il 24 febbraio del 2018. Il giorno dopo i giornali dettero la notizia e, come sempre succede quando muore una personalità di rilievo, furono pubblicati i “coccodrilli”.
In gergo giornalistico, “coccodrillo” indica un articolo che ripercorre la vita di un personaggio noto: viene scritto quando il soggetto è ancora in vita, ne illustra le opere, viene periodicamente aggiornato, in modo che sia pronto al momento della scomparsa. Questi testi sono chiamati così perché richiamano il detto “versare lacrime di coccodrillo”: chi lo redige, a freddo, immagina un cordoglio che non prova.
Ebbene, nei “coccodrilli” dedicati a Quilici non ci fu alcuna parola per la sua opera sulle Alpi. Era per tutti il documentarista del mare; invece, abbiamo le prove che Macugnaga e la sua montagna lo avevano conquistato.

Alcune caratteristiche fanno de “Il Rosa” un caso unico sulle Alpi. Il giornale non viene venduto, ma inviato ad “abbonati” che hanno versato liberamente una quota di contributo oppure solamente hanno segnalato l’indirizzo. Da oltre cinquant'anni è forse il primo caso di free press sulle Alpi. E’ un giornale indipendente, non frutto di un’iniziativa imprenditoriale, né istituzionale.

Il Rosa - Periodico di cultura alpina fondato nel 1962 a Macugnaga da Carlo Ravasio

  • Sede e Redazione: Via Gorini 20/A - 28879 Vanzone con San Carlo (VB)

  • Proprietà: Associazione Culturale Il Rosa

  • Registrazione Tribunale di Verbania n° 295 del 29 Novembre 1999.

  • Distribuzione gratuita con erogazione liberale (versamento consigliato di almeno 20 euro annuali) sul seguente conto corrente intestato all'Associazione Culturale Il Rosa presso POSTE ITALIANE: IT59E0760110100001041530567

  • Per informazioni sulle nostre attività: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Per segnalare cambi di indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Per la pubblicità scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.