Le sfide globali delle Alpi
Due grandi temi tengono banco nel dibattito sul futuro delle Alpi: quello dei cambiamenti climatici e quello dei “nuovi montanari”. Il primo è relativo a cambiamenti naturali, il secondo a cambiamenti sociali. Li accomuna il carattere di mutamenti repentini e profondamente incisivi rispetto ai tempi lunghi della geologia e della storia.
Il Monte Rosa è la seconda montagna d’Europa e la sua parete est è la più grandiosa delle Alpi. Per questo la “terza dimensione” (la verticalità) diventa antenna preziosa e sensibile di cambiamenti che interessano tutto il sistema alpino. Per questo, da duecento anni, il Monte Rosa non cessa di stupire, come dimostrano Andrea Tamburini e Gianni Mortara su questo numero de “Il Rosa”. Sulla “grande montagna” stanno avvenendo una serie di eventi evolutivi che sintetizzano la nuova fragilità dell’ambiente naturale alpino: le tre rotte glaciali al Lago delle Locce, i fenomeni di surge (repentino innalzamento del ghiaccio), la comparsa di un lago “effimero”, la presenza dei rock glacier (ghiacciai ricoperti di detriti), le repentine variazioni di velocità del ghiaccio, le modifiche e gli abbassamenti degli apparati morenici, le grandi frane. Sono eventi che compaiono anche in altre parti delle Alpi, ma sul Monte Rosa, proprio per le sue dimensioni imponenti, appaiono tutti insieme e dilatati. Tutti hanno in comune due componenti: l’innalzamento delle temperature e gli eventi climatici estremi (la frana della Tre Amici è avvenuta in pieno inverno!). Chi sostiene che il global warming e i cambiamenti climatici sono solo slogan e che queste cose sono sempre avvenute, afferma tesi a-scientifiche, considerate puramente ideologiche dalla comunità internazionale dei ricercatori e coerenti solo con interessi economici immediati. Agli inizi di giugno si è svolta in Slovenia (Triglav National Park) la conferenza europea dei parchi transfrontalieri (“Il cuore verde dell’Europa unita”), le aree naturali protette contigue tra più stati, indetta da Europarc e dall’Unione Europea. Il tema era “Changing climate – changing parks” ovvero come i cambiamenti climatici devono modificare le politiche di tutela ambientale. Dalla conferenza sono emersi due dati: l’irreversibilità violenta di questi cambiamenti e la necessità urgente di governarli. Le Alpi, montagne e società, natura e cultura, sono emerse come il terreno privilegiato dove sperimentare nuove politiche ecosistemiche, luoghi dove elaborare nuove forme di connessione e convivenza tra uomini, animali e fenomeni naturali. Per fare questo ci vogliono conoscenze scientifiche, coraggio politico e amministrativo, apertura al nuovo, volontà di rischiare, accettazione della possibilità di sbagliare. Qui entra il secondo grande tema: i “nuovi montanari”. Loro non sono solo chi, per scelta di qualità di vita abbandona la città per la semplicità e la precarietà della montagna, ma soprattutto i nostri figli che in montagna sono nati. Sono loro che devono sapere l’inglese certificato, possedere salde competenze informatiche, essere “aperti al mondo”, imparare da chi ha fatto esperienze innovative e riuscite. Le Alpi si stanno qualificando sempre più come “luoghi del buon vivere”. Operiamo affinché lo siano anche domani.
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Foto Lucas Clara