Difficoltà e opportunità per le Alpi
Le Alpi, a differenza delle grandi pianure europee, ricche di campi, industrie e città, possiedono una terza dimensione: quella della verticalità. Non solo lunghezza e larghezza, anche altezza. In montagna tutto è più difficile: coltivare, costruire, spostarsi.
Le montagne possono franare. Quando le montagne “vengono giù”, le città si allagano. La storia recente del Piemonte insegna.. Annotava stupito un viaggiatore spagnolo in Valle Anzasca nel 1535: “e più che li suoi terreni non sono coltivati dalle bestie, ma producono solo per le gran fatiche, per forza di grassa ed industria delli uomini; nè ivi si usano carri, nè bovi, nè altre bestie aratorie; nè io ho visto nè manco gli è sito di usar carri per alcun modo”. Proprio la verticalità dell’ambiente fa sì che i cambiamenti climatici in atto a livello globale si manifestino sulle Alpi in modo più evidente ed accentuato. Le montagne sono un termometro sensibile di fenomeni di più vasta portata. Come gli eventi naturali, così le situazioni economiche. Le crisi che si originano nelle città, si manifestano in modo più crudele ed esplosivo sulle terre alte. Si dice da noi: “Quando il diavolo picchia e prende la mira”. Per questo hanno sempre costituito un problema per le grandi società inclusive di pianura, per le capitali politiche, per i poteri forti dell’economia. Già la Roma imperiale di Augusto vedeva le Alpi come un nemico (“infames frigoribus alpes”, le Alpi fredde e cattive). Le legioni impiegarono vent’anni a ridurre in schiavitù i popoli alpini e pagarono un alto tributo di sangue. Nei secoli freddi della “piccola età glaciale” (XVII e XVIII), divennero ostacolo ai traffici commerciali, i ghiacciai invasero pascoli e alpeggi, le valanghe distrussero i villaggi. Eppure, gli uomini delle Alpi sempre sopravvissero nelle loro valli di montagna. Con determinazione, capacità di sopportare e di sperare. Partirono per ritornare. Costruirono e ricostruirono in un ambiente tanto bello quanto terribile. Si adattarono ai cambiamenti del clima e a quelli della società. Seppero cogliere le opportunità della modernità: la rivoluzione delle strade, il turismo, l’idroelettrico. Per l’homo alpinus, l’ambiente fu sempre una risorsa prima che un problema. Cosa chiedono oggi le Alpi a Roma, all’Europa? Chiedono di essere non più considerate un problema, ma una risorsa. Le città devono vedere le montagne come una risorsa buona per uscire dalla crisi e tornare a guardare al futuro con fiducia. Le Alpi possono diventare il cuore di una nuova “economia verde” in Europa, sostenibile per l’ambiente e fonte di ricchezza per le giovani generazioni. Le risorse naturali (acqua, legno, pietra) e culturali (paesaggio e tradizioni) devono essere considerate un bene di tutti e per tutti affinché la forza rigeneratrice delle Alpi possa ridare fiato a metropoli asfittiche e turbolente. A noi, gente di montagna, spetta il compito grande di credere fermamente che ogni difficoltà può diventare una risorsa. Anche le ZPS (Zone di Protezione Speciale), risultato di disattenzioni lontane, vanno viste non come fonte di vincoli, ma occasione di nuove valorizzazioni del territorio. Come a suo tempo fu con l’emergenza del Lago Effimero.
Foto Markus Voetter