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Il ghiacciaio del Belvedere continua a perdere spessore

Il “Progetto Ghiaccio Vivo” di MeteoLive Vco analizza l’evoluzione della lingua di ablazione del ghiacciaio Belvedere negli ultimi quattro anni.

Luca Sergio, responsabile del progetto, illustra i risultati: «Si nota subito la perdita di spessore della lingua di ablazione del ghiacciaio Belvedere.
La prima freccia a sinistra indica la perdita di spessore rispetto alla morena destra.
La freccia al centro evidenzia la perdita rispetto alla morena sinistra, nel 2014 non era visibile. Il ghiacciaio si abbassa velocemente rallentando pure la discesa verso valle.
La terza freccia a destra indica la diminuzione di un piccolo nivoghiacciaio ormai allo stremo.
Alzando lo sguardo verso la parete, nell’immagine del 2015, si possono osservare gli apparati glaciali più sporchi rispetto agli altri anni, ciò è dovuto al più caldo luglio 2015 che ha sciolto gran parte della neve invernale, si potrebbe quindi stimare che  la perdita di massa di quest’anno potrebbe esser lievemente inferiore, ma sempre e comunque in perdita. La temperatura media nel luglio 2015 fu di +15.4°C, nel 2017 +13.5°C».

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MeteoLive Vco, grazie alle sue webcam, continua il monitoraggio della parete est del Monte Rosa e dei suoi quattro più importanti ghiacciai, Belvedere, Locce, Nordend, Fillàr.
Questa gigantesca mole di dati, raccolti negli ultimi quattro anni, costituiranno la base testimoniale della metamorfosi storica dell’apparato glaciale nel periodo più caldo dal 1800 ad oggi.
Il costante regresso dei ghiacciai costituisce un dato consolidato dovuto all’aumento del riscaldamento globale. Come suddetto basta guardare verso il Monte Rosa per averne conferma visiva. La ritirata dei ghiacciai potrebbe favorire il ritrovamento di quelle persone scomparse sulle montagne negli anni scorsi. Recentemente nel vicino Canton Vallese sono stati fatti due ritrovamenti di alpinisti morti anni orsono. A metà luglio sono stati trovati i corpi congelati di Marcelin e Francine Dumoulin, una coppia svizzera scomparsa 75 anni fa nel ghiacciaio Tsanfleuron mentre a Saas-Grund due alpinisti, dopo aver rinunciato alla salita del Lagginhorn a causa del maltempo, hanno rinvenuto, a circa 2500 metri di quota sul ghiacciaio dell'Hohlaub, una mano e due scarpe. Le squadre di soccorso della SaasTal ha poi liberato il corpo imprigionato nel ghiaccio. Le spoglie sono poi state trasferite all'istituto di medicina legale di Berna, che ha potuto identificare la vittima: un alpinista tedesco scomparso nell’agosto del 1987 nella regione dell'Hohsaas.

Nel versante macugnaghese del Monte Rosa mancano all’appello una ventina di alpinisti caduti in montagna in epoche diverse e finora mai più ritrovati.

Secondo Christian Jackowski, dell’istituto di medicina forense dell’università di Berna, l’accentuato ritiro dei ghiacciai, favorisce il ritrovamento di persone morte sulle montagne (alpinisti, escursionisti, incidenti d’aereo e guerre) pertanto il riconoscimento di corpi rinvenuti in quota, è ormai un’attività piuttosto comune per l’istituto bernese. Lo stato di conservazione dei corpi dipende dalla tipologia dell’incidente. Si possono trovare solo scheletri, frammenti ossei o corpi “mummificati”. 

fonte: meteolive VCO

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