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La scelta di vita di Adolfo Olzeri

Dopo il conseguimento del diploma di perito elettrotecnico e  una prospettata carriera in una grande azienda di telefonia, la vita professionale di Adolfo Olzeri settantasettenne di Baceno titolare dell’azienda agricola “La Torre”, avrebbe potuto essere diversa.
Siamo agli inizi degli anni ‘70, le opportunità lavorative per un giovane tecnico non mancano ma, forse, un richiamo atavico lo ha guidato verso l’azienda agricola dei genitori che contava una decina di vacche.

Adolfo racconta: “Nel 1972 ho iniziato ad andare in alpeggio salendo gradualmente i tramuti di Devero, Crampiolo, Fontane e Sangiatto che è l’alpeggio estivo a oltre 2000 metri”. Allora non c’era la strada che saliva da Goglio a Devero e gli spostamenti avvenivano come cento anni prima, con l’asino carico della caldera e noi dietro con le mucche e le masserizie nelle gerle. La strada, aperta negli anni ‘90, ha avuto un travaglio non facile, ma ci ha cambiato la vita. Gli alpeggi, Devero compreso, sono stati rivalutati non solo sotto l’aspetto agricolo, ma anche dal punto di vista ambientale e turistico”. 
L’ entrata in scena di Edoardo Raspelli, noto critico gastronomico, ha contribuito in maniera determinante alla promozione del formaggio che, grazie anche all’ Associazione Produttori Formaggio Bettelmatt, nata nel 2013, è diventato il fiore all’occhiello della produzione casearia ossolana. “Bisogna dire”, precisa Adolfo, “che la valle Antigorio ha un’antica tradizione di produzioni di qualità supportata da alpeggi vasti e comodi”, la recente mostra nazionale della razza bruna, tenutasi a Verona lo scorso febbraio in cui ben tre aziende antigoriane sono state premiate, chiarisce il concetto.

La Cantina
La Bruna
Un Momento Della Giornata
Adolfo Olzeri
Adolfo E Il Nipote
In Cantina Con Adolfo
 

La vacca Mirina dell’azienda Olzeri ha raggiunto il primo posto assoluto ma sul podio sono salite anche le aziende dei fratelli Pennati e di Marco Giannoni.
L’attuale azienda “La Torre” di Baceno, conta 70 capi di cui 35 in lattazione. “All’ alpe Sangiatto”, continua Adolfo, “produciamo Bettelmatt dalla metà di luglio fino alla fine di agosto quando la stagione d’alpeggio finisce. Ci fermiamo nei tramuti per alcuni giorni prima della festa dello Scarghè che sublima la transumanza alpina e dove vengono marchiate le forme di Bettelmatt prodotte. A causa del cambiamento climatico la stagione si è allungata di una settimana, ma sui pascoli crescono ora anche erbe con infiorescenze a spiga un tempo ignote”.
I figli Luca e Fausto, entrambi laureati in tecnologie delle produzioni animali, e la moglie Fiorella seguono il caseificio e l’agriturismo di Crampiolo. “In estate abbiamo quindici collaboratori a tempo pieno, in inverno lavoriamo più che altro in agriturismo con turisti stranieri che praticano lo scialpinismo. Il turismo in quota ha avuto uno sviluppo esponenziale” dice Adolfo “ma non sempre i villeggianti  hanno cognizione di dove si trovano e cosa vogliono. Questo, a volte, può creare problemi o incomprensioni”.

L’intervista si conclude con la visita alla stalla e all’attigua cantina di stagionatura dove, allineate come lingotti in un caveau, si rivelano le preziose forme di formaggio. Qui si condensa il lavoro della stagione, svolto nel solco della tradizione con moderne tecnologie di trasformazione.  I profumi e i sapori che si avvertono ricordano le vaste praterie alpine, il vento che smuove l’erba mutellina che aromatizza i prodotti ma anche la fatica dell’uomo piegato sulla terra.

L’ alpe Sangiatto è una delle tante perle di questo territorio. Defilato dai classici percorsi alpinistici che portano al Cervandone, la Rossa e l’Arbola, da qui passano gli escursionisti diretti alla bocchetta di Scarpia, o alla cima erbosa del Corbernars o camminatori che, al fischio delle marmotte, calpestano il grande sentiero Walser verso l’alpe Poiala, il lago di Agaro dove, nel villaggio allagato da un invaso di venti milioni di metri cubi d’acqua, un tempo le donne fumavano la pipa. 

 

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