Dallo storico mulo alla teleferica: l’evoluzione della vita agraria all’Alpe Pojala
È mattina presto quando Fausto Bracchi ci accoglie nella sua casera mentre gira la cagliata. Classe 1964, la sua è una vita trascorsa in alpeggio da quando aveva 9 anni: prima Pianboglio e l’Alpe Forno, poi Misanco, Toggia e le praterie della Val Formazza.
Lo lasciamo lavorare con la promessa di ritornare poco prima di pranzo, quindi decidiamo di proseguire verso l’Alpe Bionca, dove in estate si produce sul posto il formaggio d’ alpeggio lavorando il latte crudo, e poi per Beyelenalpu, nome in titsch dell’alpe Pojala (2148 m), dalla quale la vista spazia dal Cistella (2880 m), al Pizzo Diei (2905 m), fino alla Punta di Boccareccio (3207 m); sullo sfondo svettano il Lagginhorn (4010 m), lo Stichelgrat (3322 m), il Monte Leone (3552 m) e l’Helsenhorn (3272 m). Qui, il Comune di Premia ha facilitato negli anni il lavoro di Fausto investendo nel caseificio a Bionca e installando la teleferica che sale da Agaro, “ancora tra il 2015 e il 2016 ho utilizzato il mulo per scaricare da Pojala le forme di Bettelmatt. Si saliva e scendeva tutto il giorno, ma soprattutto si pregava che non sbagliasse il passo lungo il sentiero. Ho provato anche l’esperienza dell’elicottero ma i costi erano altissimi; ora grazie alla teleferica è molto più facile”, afferma Fausto nel suo spygher, la cantina dell’alpeggio.
Tornati al lago scopriamo che in passato erano Sartori e Tonzi gli storici alpigiani e dal 2015 a caricare l’alpeggio di Pojala e a produrre Bettelmatt è Fausto Bracchi dell’azienda agricola Cima al Munt di Premia (Valle Antigorio).
I suoi genitori avevano le vacche e oggi l’azienda ne conta 25-30 di razza Bruna Alpina e Pezzata rossa (circa 20 da latte) e qualche manzetta. Nel mese di maggio inizia la preparazione per l’alpeggio: prima rimangono nei prati nei pressi della stalla a Premia, poi pascolano nella zona di Goglio e salgono ad Agaro, solo in un secondo momento, quando le condizioni dell’erba sono favorevoli, si sale a Pojala e anche durante il ritorno si segue lo stesso itinerario.
Il formaggio, lavorato a 2148 m, è marchiato Bettelmatt, mentre sulle rive del lago se ne trasforma un altro tipo: l’cAgaro; entrambi conservati nello spygher. Nell’estate 2025, l’azienda ha raggiunto il traguardo di 300 forme di Bettelmatt e di circa 100 forme di Agaro, tra la salita e la discesa da Beyelenalpu.
Un 2025 che è stato ricco di soddisfazioni per l’Azienda Cima al Munt, classificatasi prima nella categoria “Bettelmatt” al Festival dei formaggi piemontesi promossa da ONAF a Savigliano (CN), soprattutto per una realtà che può essere riassunta con questa media: 6-7 litri di latte a mungitura per vacca.

Anche l’aspetto turistico è rilevante: l’escursionista è sempre più interessato e consapevole del lavoro in quota e molti sono spinti dalla curiosità. La creazione dell’Associazione produttori formaggio Bettelmatt ha permesso la promozione, la conoscenza e l’aumento delle vendite, perché averlo tutto l’anno facilita l’acquisto anche degli altri prodotti: formaggio, yogurt e burro.
Per Fausto il futuro degli alpeggi dipenderà in gran parte dallo spirito di chi li caricherà e allora si andrà avanti ancora. Rispettare la tradizione e riscoprire le antiche consuetudini significa attirare nuovi clienti. “In passato, al vecchio pastore compravano tutto il formaggio che produceva, ecco perché occorre puntare sulla qualità e sull’esperienza. Non investire negli edifici e nell’alpeggio significa decretarne la fine. Molti mungevano ancora a mano con secchio e sgabello, quasi a corrergli dietro nel bosco. Non investendo hanno dovuto chiudere l’attività”, commenta Fausto.
In queste settimane di caldo torrido le vacche soffrono e anche la produzione ne risente, ma fortunatamente non sussiste il problema dell’acqua. Oltre a questo, però, diversi alpeggi affrontano anche la minaccia dei grandi predatori e dell’avanzata dei boschi.
In passato Pojala ha funzionato come una latteria turnaria, la casera era unica e ogni settimana a seconda delle vacche, le famiglie a turno producevano il formaggio per sostentamento. Oggi, invece, è frequentata dagli amanti della montagna e Fausto insieme alla moglie e alla figlia rimangono un simbolo della tradizione alpigiana di questo luogo.