Sui sentieri della Val d’Ossola: un dialogo con Tim Shaw
“La passione per la scrittura è nata nel 2017 quando ho scritto il primo libro sulla Val Grande, ma la scoperta di questo territorio risale al 1990, quando da ragazzino trascorrevo le vacanze estive sul Lago Maggiore” racconta Tim Shaw, guida ufficiale del Parco nazionale Val Grande e guida ambientale escursionistica, nato e cresciuto sulle sponde del Lago di Costanza.
“Da bambino con la mia famiglia abbiamo sempre frequentato la montagna ed eravamo abituati a sentieri battuti, rifugi custoditi, cartine e guide aggiornate, mentre frequentando le valli ossolane eravamo sorpresi e animati da un sentimento di scoperta e di novità. Con noi avevamo una cartina svizzera risalente al 1963 e molti sentieri e itinerari riportati non erano più percorribili o rintracciabili. Insieme alla mia famiglia abbiamo ricercato ancora una volta i ruderi che non esistevano più”.
Ma il fascino per l’Ossola, il Ticino e la Val Grande spinge Tim e i suoi genitori a scoprire nuovi itinerari e angoli nascosti: “gli anni ’90 sono stati un periodo molto intenso, quando ho iniziato a lavorare a Monaco di Baviera ho capito che la vita d’ufficio non faceva per me. Volevo lavorare all’aperto e non davanti a uno schermo. Per questo ho iniziato la formazione per diventare guida”.
Se prima frequentava la Val d’Ossola con spirito escursionista e turistico, dal 2007 sviluppa una consapevolezza storica del nostro territorio: “le sfaccettature della Val Grande come i partigiani o i boscaioli sono tracce del passato nel cuore della wilderness. Mi ha sempre affascinato l’insieme di questi aspetti: i sentieri degli alpigiani, le casere, i resti delle teleferiche, ma anche la fragilità enorme del luogo”.
Dopo il boom turistico della Val Grande, Tim accompagna gli escursionisti svizzeri e tedeschi anche nelle valli laterali: “in Valle Anzasca preferisco la zona tra Castiglione e Ceppo Morelli. Ho percorso molte volte l’itinerario Corte Nero- Lamé- Tavernetta insieme ai miei clienti e non ho mai trovato nessuno. In Valle Antrona, ad esempio, racconto la via storica dell’Antronesca, la frana o gli stambecchi del Cingino che affascinano sempre i turisti.

Normalmente mi fermo al bivacco e questo ha il vantaggio di vederne molti alla sera: il mio record personale è di 36. Un’altra valle che colpisce sempre tutti per la solitudine è la Bognanco. Qui la gente vuole avere un’esperienza diversa: dormire in bivacchi spartani e percorrere sentieri non conosciuti. Questo è quello che cerco anche io: solitudine, silenzi e turismo sostenibile”.
In questi mesi Tim sta per finire la sua ultima fatica letteraria intitolata Passeggiate culturali enogastronomiche in Ossola per valorizzare e promuovere le particolarità di ogni valle. In Val Bognanco viene descritto l'itinerario San Lorenzo- San Martino- Torre Rambolone- Pizzanco- Graniga- Fonti, “ per cui racconto la storia delle terme, delle scuole, l’abbandono di San Martino e Rambolone o la funivia di San Lorenzo”.
In Anzasca sono presentate sei escursioni, tra queste: Pontegrande - Bannio Anzino - Pontegrande, Pecetto - Quarazza - Miniera della Guia - Pestarena, San Carlo - Vanzone - Ceppo Morelli. “In ogni escursione c’è sempre un ristorante, perché il target di questo libro sono gli anziani svizzeri, i quali sono incuriositi da escursioni semplici e tranquille che valorizzano luoghi pochi conosciuti. Inoltre, ricercano anche passeggiate comode e raggiungibili con i mezzi da Berna o Briga”.

La casa editrice Rotpunktverlag, che editerà l’ultimo libro dell’autore, cerca di promuovere il nostro territorio pubblicando volumi che uniscono storie ad aspetti tecnici con l’obiettivo di far comprendere al lettore le specificità locali.
“In Ossola, l’escursionismo è ancora una nicchia con una grande potenzialità per le sue valli”, prosegue Tim “quando devo ricercare informazioni, soprattutto legate al nome delle località, chiedo alla gente del luogo. Molto spesso mi indicano i vecchi nomi degli alpeggi, dove passava un sentiero e ogni tanto mi raccontano anche gli itinerari degli spalloni, allora ricerco i sentieri battuti o i nascondigli dei partigiani così da inserirli sulla carta. Ho ritrovato tanti nomi che erano andati perduti grazie alla gente del bar. Le ultime edizioni delle carte ora riportano nomi che prima non c’erano”, conclude Tim.