Tornano i pastori
“Sostava fino all’alba del mattino il cuor del gregge,sazio di mentastri; ma il cuore dei pastori era in cammino”.
La strofa di "Oriente" del Pascoli esprime la sostanza degli avvenimenti pastorali che in questo periodo dell’anno avvengono nelle nostre valli.
All’alpe Oreto in val Baranca quattro pastori stanno radunando un gregge di mille capi. Sulle cime la nebbia notturna svanisce e lascia filtrare sprazzi di sole. I latrati dei cani si trasformano in guaiti, a volte in ringhi, ma a prevalere sono le urla degli uomini che disciplinano gli animali.
“Eh si, la poesia è bella ma a noi servirebbe una strada” dice Fiorenzo Hor erede della storica famiglia di allevatori banniesi. “Siamo costretti ad usare gli asini come nell’ottocento” si lamenta brandendo il bastone.
Un volo di corvi si posa sulle rocce vicine. Altri planano alti gracchiando; sono in giro per carogne. “Abbiamo perso tredici capi che sono stati predati” dichiara Fiorenzo “ma il lupo l’ho visto una sola volta e i cani hanno sicuramente limitato i danni”. Ora le bestiole di razza Biellese e Maremmana girano intorno al gregge incitati dagli uomini. Lo guardo allontanarsi.
Bimbo, il somaro che apre il corteo trasporta sul basto un cesto con gli agnelli, scende adagio il sentiero consapevole del compito che gli è stato affidato.
Solo un animale, nell’immensità della fiumana in discesa cammina controcorrente in salita. E’ Bianca una giumenta albina, insensibile alle imprecazioni degli uomini e agli attacchi dei cani. In fondo l’estate non è finita penserà. Non è ancora iniziata la partenza e già l’assale la nostalgia del ritorno.
Poco distante, all’alpe Selle, in territorio valsesiano nel comune di Fobello, dal 2017 sorge il Rifugio alpino alpe Selle, posto tappa GTA gestito dalla signora Sabrina.
E’ una struttura accogliente in un posto panoramico vicino al lago di Baranca. Questi lavoratori della montagna che cambia, sono figure romantiche, a volte idealizzate. Dovremmo invece tralasciare i fronzoli sentimentali per comprendere meglio la fatica che quotidianamente compiono per tirare avanti.
Sulla sommità del col d’Egua, a poco meno di due ore dal rifugio, una lastra di bronzo raccoglie la preghiera di Padre Gallino, un prete che ha dedicato la vita per i ragazzi in montagna : “Preghiamo perché i nostri pastori che quassù trascorrono parte della loro esistenza e con la loro vita ci ricordano la semplicità e la gioia di essere utili anche nelle piccole cose, scoprano il senso della presenza di Dio nel silenzio e nella bellezza della montagna”.