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Antologia d’avvenimenti commoventi e drammatici

Sfogliando gli articoli della mia piccola emeroteca mi imbatto in notizie oramai dimenticate. Alcune fanno sorridere, altre sono commoventi e drammatiche ma tutte sono tracce che aiutano a decifrare la vita delle valli alpine nella prima metà del novecento.

Nel 1931 il prevosto di Castiglione don Fedele Balzano invia una lettera al carrettiere Angelo Pisoni che un venerdì di febbraio, con una quadriglia da tiro, sta spazzando la neve dalla strada provinciale. Quella sera d’inverno l’uomo pronuncia “tre orrende bestemmie con grave scandalo di tutto il paese che, indignato mi prega di procedere per via giudiziaria”. Sapendolo vedovo con tre figli, il parroco si limita a multarlo “ritrattando l’insulto blasfemo con una semplice firma alla lettera inviata con la competente mancia di Lire 10”. Il carrettiere paga le dieci lire al sacrista aggiungendovi un litro “di quel buono” ma si rifiuta di firmare. Solo un mese dopo si presenta in canonica a chiedere scusa. Parroco e carrettiere diventano amici.

Nel 1937, a dicembre, si svolge “la giornata della Madre e del Fanciullo con larga distribuzione di sussidi alle famiglie con maggior numero di bambini e con l’elargizione di L.200 alla famiglia Sonzogni-Bonetti con dodici figli viventi”.

Nel 1938, un cronista pubblica un flash su “Il Popolo dell’Ossola” dichiarando: “finalmente abbiamo il telefono che funziona benissimo (in canonica); possiamo così metterci in comunicazione con le più lontane città”.

Nel 1950 uno stizzito cittadino, scrivendo ad un giornale locale si lamenta “della strada provinciale ridotta al principio del grande turismo nello stato più pietoso, e sottolineava che “dobbiamo digerirci tutto l’imponente traffico della valle in un polverone continuo e sommamente antigienico”. Per sostenere la protesta dichiara: “domenica scorsa sono transitate sulla strada in due ore 268 veicoli a motore quindi si può avere un’idea precisa della situazione.” Certo a quei tempi la strada non era asfaltata (fino al 1957) ma 268 veicoli in due ore sono poco più di due al minuto. Oramai siamo abituati a ben altri numeri.

Il 28 febbraio del 1951 un giornale riporta la notizia: “La smania della piccola e grande motorizzazione ha invaso anche il nostro piccolo centro (Castiglione) nel breve giro di un anno le moto dal numero di zero sono giunte al numero di otto” e in un successivo trafiletto si legge “ci piace scrivere come in poco tempo in paese si è diventati proprietari di un bel camioncino, una graziosa Topolino e una potente millecento. Anche questo, oltre a un’utilità pratica, è sempre uno sport che eleva, educa e ingentilisce. Che ne dite voialtri dell’800?” Il problema della polvere era già accantonato.

Nel 1953 i parrocchiani regalano una radio a don Severino, parroco di Castiglione, che la mette a disposizione di tutti cosi come l’apparecchio televisivo Macchi, il primo del paese, comprato due anni dopo; un salto considerevole in avanti sosteneva il sacerdote. Una comunità che si unisce, seduta sulle panche a bocca aperta, per ascoltare la voce del mondo! In moltissime case, però, mancava ancora l’energia elettrica e solo dopo le feste di Natale del 1956 si iniziarono i lavori per elettrificare le frazioni. Intanto squadre di boscaioli lasciano il paese: “L’attivo sig. Zani Umberto è partito per la Svizzera con diciotto nostri operai che avranno lavoro fino a Natale. 10 aprile 1957”.

Il 13 febbraio 1961, dopo uno scoppio incontrollato che causa la morte di quattro minatori, chiude la miniera di Pestarena. Questo evento così tragico decreta il declino e lo spopolamento del piccolo paese anzaschino.

Nel 1962 a Castiglione manca anche l’acquedotto. Anni di richieste, proteste, esposti, perizie e sopralluoghi non portano a nulla. Bisogna aspettare fino al 10 maggio quando finalmente l’acqua della sorgente dell’alpe Prer zampilla nelle fontane della piazza.

castiglione all inizio del 1900

Castiglione all'inizio del 1900. Nella foto in testa, le prime motociclette

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