La cultura walser, patrimonio dell’Unesco?
Un progetto internazionale che fatica a decollare.
Le comunità walser inserite nell’elenco del patrimonio dell’Unesco? La proposta non è nuova. Era già stata formalizzata nel 2003 in occasione dei festeggiamenti per i 750 anni della fondazione di Formazza. E l’allora ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, l’aveva sponsorizzata. Si trattava di includere le comunità walser delle Alpi, non solo italiane, nell’elenco dei beni "immateriali" dell’Unesco.
Quindi una valorizzazione a livello mondiale di ricchezza e originalità del paesaggio di queste località di origine medioevale (alpeggi e pascoli d’alta quota: come esempi di un’antropologia e di un modellamento ecologico del territorio). Non è previsto nessun vincolo ulteriore rispetto a quelli già esistenti, ma ne deriverebbe un’opportunità unica di visibilità e di promozione. Con l’appoggio del senatore Valter Zanetta e dei deputati Piero Giarda e Luciano Caveri, una delegazione di rappresentanti dei walser, composta da Enrico Rizzi per il Vco e da Enrico Rondelli per la Valsesia era stata a Roma per avviare l’iter procedurale che aveva visto, in prima battuta, l’approvazione di una delibera di adesione da parte di tutti i Comuni interessati, sia piemontesi sia valdostani.
L’idea però era di ampliare il ventaglio a tutta l’area etnico-linguistica, comprese quindi le località svizzere, tirolesi, tedesche e quella francese di Vallorcine, presso Chamonix: una cinquantina di Comuni. Alcune comunità avevano subito dimostrato un evidente interesse all’intera operazione che quindi avrebbe dovuto coinvolgere anche i rispettivi governi. In seguito però la pratica si è arenata. Nel frattempo nell’Unesco sono confluite le valli e i paesi delle Dolomiti, nonché i Sacri Monti piemontesi e lombardi.
La necessità di riprendere la proposta è venuta dallo Sportello walser e ha trovato l’adesione del sindaco di Macugnaga, Stefano Corsi: "Sarebbe un doveroso attestato di riconoscenza nel ricordo dei nostri antenati, che per secoli hanno saputo vivere in condizioni molto difficili e conservare chiese e abitazioni che sono splendidi esempi di architettura e di arte. La valorizzazione di questo grande patrimonio immateriale sarebbe per noi l’occasione di acquisire una visibilità e una promozione che spesso non possiamo avere, soprattutto in confronto con altre località alpine".
Il riconoscimento da parte dell’UNESCO del valore immateriale della cultura walser fatica a prendere la dovuta considerazione.
L’inserimento delle "Alpi Walser" nella lista Unesco dei patrimoni dell'umanità è pure allo studio di un gruppo di lavoro istituito all’interno della Convenzione delle Alpi, che si è fatta promotrice della proposta. Già nel 2002 a Macugnaga, in occasione del "Stati generali dei walser", i rappresentanti dei quindici Comuni walser italiani (12 piemontesi e 3 valdostani), delle associazioni walser d’Italia, Svizzera, Austria, Francia e del Liechetenstein avanzarono tale proposta, recepita il 23 agosto 2003, a Formazza, in occasione di un Convegno Internazionale sulla tutela della cultura walser dal Governo Italiano nella persona del Ministro per i Beni e le Attività Culturali che intervenendo di persona aveva annunciato l’appoggio del Governo.
Nello stesso anno i rappresentanti delle province walser del Piemonte (Vercelli e V.C.O.), dei 12 comuni walser piemontesi e delle Associazioni walser operanti nella Regione Piemonte, affidavano alla Fondazione Internazionale Monte Rosa l’incarico di prendere contatti e di predisporre un "libro bianco" nonché la documentazione necessaria per l’avvio della candidatura, ottenendo l'appoggio della Regione Piemonte.