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Walser, “popolo senza frontiere”, sarà patrimonio immateriale dell’Unesco?

“Questo “popolo senza frontiere” ha tutte le carte in regola per entrate nel patrimonio dell’Unesco. 
Quindi siamo disponibili ad assicurare la nostra piena disponibilità nell’esaminare la richiesta relativa al promovimento del suo potenziale culturale, fatto di storia, lingua e testimonianze antropologiche e architettoniche”. 

Sono le parole espresse dall’ambasciatore Enrico Vicenti, segretario generale della commissione nazionale italiana dell’Unesco. L’importante dichiarazione, prodomo fondamentale di un iter che sarà comunque lungo, è stata fatta nel corso del convegno organizzato a Roma alle comunità Walser del Monte Rosa e della Formazza per iniziativa di Enrico Rizzi e con la partecipazione di numerose autorità romane, fra cui Gianfranco Astori, consigliere del presidente della Repubblica.
L’ambasciatore Vicenti, che ha dimostrato di conoscere a fondo la storia dei Walser, ha sottolineato più volte il ruolo culturale dell’Unesco, che non è un promoter turistico, ma che punta rigorosamente sulla valorizzazione del patrimonio “immateriale” delle dodici minoranze etnico-linguistiche “storiche” italiane nelle quali è stata inserita quella dei Walser nell’ambito del progetto degli “Italiani dell’altrove”, illustrato da altri autorevoli esponenti della cultura nazionale, fra cui i responsabili dell’archeologia, delle Belle Arti e Paesaggio, e della Società Dante Alighieri.

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© foto dell'ultimo raduno Walser di Arosa 2016

Il convegno, tenuto nello storico palazzo cinquecentesco della sede dell’Unesco, è stato aperto da Piero Giarda che, nel 2012, quando era sottosegretario del governo, aveva organizzato una riunione a Macugnaga. Qui era nata l’idea di chiedere l’inserimento dei Walser nel patrimonio l’Unesco. Giarda, che è presidente della Fondazione Monte Rosa, ha inoltre ricordato il suo legame con Alagna che frequenta da lungo tempo.
Sono seguite le relazioni del valdostano Luciano Caveri sulle tutele istituzionali delle minoranze Walser, di Enrico Rizzi sulla storia del “Popolo delle Alpi”, e dell’ideatore del Grande Sentiero Walser che si sviluppa per 800 km. toccando 50 località di 5 nazioni. Il trekking che ha già ricevuto il “label” di sentiero storico dell’Unesco. Da qui l’invito di Vicenti ad aggregare nel progetto-Unesco anche le oltre cento comunità sparse nei cantoni svizzeri Vallese, Grigioni e Ticino, oltre che in Austria e Germania. Quanto al Liechtenstein sarà necessario che il Granducato sottoscriva preventivamente la sua adesione all’Unesco.
Un intermezzo culturale particolarmente applaudito è venuto dalla Formazza, con la poetessa Anna Maria Bacher, che ha letto alcune liriche premiate a livello internazionale e che era accompagnata dalle musiche di Paolo Framarini con l’”achbrétt”, una pianola tipica, usata in passato dalla comunità di Pomatt. È seguitala proiezione di un documentario realizzato dalla televisione svizzera italiana con la collaborazione di Enrico Rizzi. Di stampo formazzino è stato anche il rinfresco finale, curato da Matteo Sormani della “Walser Schtuba” di Riale. Al convegno sono intervenuti i sindaci di Issime Cristian Linthy , di Alagna, Roberto Veggi, e di Formazza, Bruna Papa, delegati dei quindici Comuni valdostani, valsesiani e ossolani-cusiani, nonché le rappresentanze di Gressoney, Macugnaga, Campello Monti, Formazza, Alagna, Rimella, Carcoforo e Rima, nei costumi tradizionali femminili e maschili. Un tocco di colori e di cultura, particolarmente apprezzato da tutti.

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