La generosa voce del silenzio
Riprendere il filo del turismo sostenibile
Evidentemente la montagna e il turismo alpino rimangono un “non luogo”, una “terra incognita”, come si leggeva sulle antiche carte geografiche ai confini europei, oltre Gibilterra. Nei tempi del coronavirus nessuno parla di turismo alpino. Eppure l’Italia non è solo un paese di mare, visto che gli Appennini e le Alpi si sviluppano per oltre 2 mila km e i rilievi rappresentano la maggioranza del territorio nazionale.
Curiosamente (ma non troppo) il problema principale del dopo-coronavirus riguarda però le spiagge, ossia il mare e, in misura minore, i laghi. Un tema monopolizzato dalle trasmissioni televisive. Niente di nuovo sotto il sole. La colpa principale è dei montanari e di coloro che dovrebbero promuovere il loro territorio, che soprattutto nella “fase 2” riveste un’importanza fondamentale per favorire il ritorno alla normalità.
Dopo la lunga clausura si avverte ovunque una fame di libertà e di valvole di sfogo, cioè di camminate e di aria pura, visto che presto ritorneremo all’inquinamento cittadino del recentissimo passato. È quindi l’occasione concreta per riprendere il filo del turismo sostenibile, che è naufragato in tante parole prima ancora che nell’epidemia.
Le montagne in generale, soprattutto quelle del Vco, sono la palestra ideale per la rinascita del fisico e dello spirito. I grandi spazi liberi e gratificanti ci attendono, con le pulsazioni della natura primaverile che è esplosa anch’essa in piena libertà e lontana da noi fra panorami solari e paesaggi d’incanto, nei parchi naturali, nei pascoli e nei boschi. Già, i boschi: autentici sconosciuti.
Possono essere loro i migliori antidoti contro l’ansia e lo stress che ci perseguitano. Una benefica rigenerazione totale di ossigeno e di profumi. Da assaporare senza la foga della corsa, ma secondo i canoni classici del camminare come fonte di conoscenza e di nuove scoperte. Camminate, genti! Ma al passo delle montagne.
Queste escursioni sono praticabili da tutti, comprese le famiglie, nel pieno rispetto delle rigorose disposizioni, ossia con le precauzioni della distanza di due metri e l’uso
delle mascherine. L’autoregolamentazione deve essere un obbligo, non un optional. Inoltre nel sacco bisogna mettere, come sempre, la prudenza per evitare gli incidenti e le richieste di soccorso. In questa temperie infatti i soccorritori sono oberati da altri impegni prioritari. Sulle montagne del Vco non c’è alcun pericolo di assembramento.
Fino a quando non arriveranno i tanti escursionisti lombardi (sempre benvenuti), il deserto è garantito. Con un importante valore aggiunto: la possibilità di ascoltare la generosa voce del silenzio.