Luigi Supersaxi, Granatiere di Lombardia
Luigi Supersaxi. Un macugnaghese in due campagne di guerra: nel 1866 contro gli Austriaci per l’Indipendenza d’Italia e nel 1870 contro lo Stato Pontificio
Al Gruppo Alpini di Macugnaga è stato donato il Libretto di Deconto di Luigi Supersaxi, militare dal 7 giugno 1864 al 26 settembre 1869 e poi dal 28 luglio 1870 al 4 gennaio 1871, arruolato quale Granatiere di 2ª classe nel Corpo dei Granatieri di Lombardia, 4º Reggimento - 2º Battaglione - 7ª Compagnia - matricola 6238.
In totale quasi sei anni di servizio e due campagne di guerra. “Ha fatto la Campagna di Guerra 1866 contro gli Austriaci per l’Indipendenza d’Italia. Autorizzato a fregiarsi della medaglia istituita con R.D. 4 marzo 1869 per la guerra per l’indipendenza ed unità d’Italia colla fascetta della campagna 1866”.
Un’altra mano scrive: “Ha fatto la campagna di guerra dell’anno 1870”, quella contro lo Stato Pontificio, conclusa il 20 settembre 1870 con la breccia di Porta Pia e la caduta di Roma. Il Corpo dei Granatieri inquadrava uomini alti e robusti perché dovevano lanciare, il più lontano possibile, la propria arma caratteristica, la granata, antesignana della bomba a mano. Sul Libretto leggiamo: il Granatiere Supersaxi Luigi è nato il 2 novembre 1844. Alto metri 1,78 ha occhi e capelli “castagni”, viso ovale con fronte alta, naso grosso e mento lungo.
Di mestiere è falegname ed è ammogliato con Filomena Bacher.
Nel libretto sono specificati i doveri generali d’ogni militare, estratti dal Regolamento di Disciplina Militare del 30 ottobre 1859: il soldato deve avere cura della propria salute, del corredo e delle armi.
Durante la marcia non può sbottonarsi la giubba, né togliere la cravatta e appendere involti al fucile. Gli ufficiali devono provvedere a disporre un sottufficiale di piantone all’ingresso delle osterie o nei pressi delle fontane davanti alle quali transita il reparto perché “La sete in viaggio può essere in parte minorata masticando una foglia, un pezzo di carta o altra sostanza che valga a promuovere la secrezione della saliva”.
Fra le avvertenze igieniche si raccomanda di far trascorrere un giusto intervallo tra due pasti e, nelle lunghe marce e nelle esercitazioni, saranno concessi alcuni minuti per “soddisfare ai bisogni corporali”; questi devono essere soddisfatti prima di andare di sentinella o di montare a cavallo.
Ed ecco la disciplina militare: dalla diserzione, all’insubordinazione.
Il Capo III tratta “Dello stupro, del ratto e degli atti di libidine”. Lo stupro violento sarà punito con “lavori forzati a tempo, estensibile a lavori forzati a vita, secondo le circostanze del luogo o della qualità della persona”. Fatta distinzione secondo le gravità del reato; si avverte che è prevista la pena di morte se lo stupro è commesso mediante ferite o percosse, e che questa pena sarà sempre applicata se lo stupro ha provocato la morte della persona abusata.
Un capitolo particolare è riservato al Corpo dei Cacciatori Franchi: per questi sono previste pene corporali, che partono da un minimo di 30 colpi di bastone sino a 100, ma da riceversi in due giorni consecutivi. Se la pena raggiunge il massimo di 120 colpi, questi “dovranno essere da impartire in due volte, con un giorno intermedio”. Chi si permetterà di “giocare a giochi proibiti” sconterà quindici giorni di “crottone [prigione] a pane e acqua, escludendo la domenica e il giovedì”.
Il Corpo dei Cacciatori Franchi era un corpo speciale al quale erano assegnati tutti i militari condannati al carcere che, se inquadrati in questo corpo, potevano godere di una certa libertà.
Durante le operazioni militari della 2ª Guerra d’Indipendenza, i Cacciatori Franchi si comportarono come una “gloriosa canaglia”, combatterono coraggiosamente e, a circa metà di essi, fu condonata la pena, ma non la ferma, che fu completata presso i relativi reparti. Il Libretto di Deconto si dimostra un minuscolo registro sul quale sono annotate le note personali, le dotazioni fornite al militare ed il loro costo di addebito in caso di perdita o danneggiamento.
Ad eccezione delle armi e accessori, tutto il corredo militare viene addebitato al soldato, ma durante il periodo di servizio il soldato “riscatta” progressivamente il suo debito, mediante un “assestamento trimestrale” fatto dal Comandante di Compagnia ed al momento del congedo riscuoterà un credito o salderà un eventuale debito.
Il debito iniziale del Supersaxi ammonta a 49,840 lire (i conti si tenevano al millesimo), ma col trascorrere del tempo l’uniforme si logora e si addebitano le riparazioni, sicché il conto sale sino a 69,212 lire.
È curioso scoprire che un paio di scarpe costava lire 7,400 mentre un pantalone di panno 16,870. Una giubba 4,760 ed una camicia 5,00; incredibile il costo del keppy: 5,800, più di una giubba o di una camicia. Sul libretto sono annotati con meticolosa precisione “gli introiti e le spese” sino al 4 gennaio 1871 quando il nostro granatiere viene definitivamente congedato con un credito di 2,99 lire. Su un conto separato sono registrati gli “Oggetti vari distribuiti di proprietà del governo”, cioè il fucile con fornimenti ed accessori, le cartucce, il sacco a tenda e così via. Tutto è annotato con elegante calligrafia.
Solo il “Quadro delle infermità sofferte durante il servizio” è compilato con grafie diverse e meno eleganti, probabilmente da infermieri degli ospedali od infermerie nelle quali è stato ricoverato; complessivamente cinque ricoveri di cui due negli Ospedali di Treviso e di Bologna, tutti per febbre e tutti risolti con quattro o cinque giorni di riposo.