Una medaglia dimenticata
I walser del Piemonte per l’Indipendenza
In tempi recenti mi è giunto tra le mani un libriccino senza troppe pretese tipografiche, un volumetto 15 x 21 cm che mi ha sorpreso per il suo contenuto che fa riferimento anche alla vita militare di molti giovani macugnaghesi.
È la pubblicazione: Campello e i Walser– Atti del XIX Convegno di Studi – Campello Monti, 30 luglio 2011, edita a cura della Walsergemeinschaft Kampel nella quale compare un articolo di Rolando Balestroni dal lungo titolo che si conclude con “I walser del Piemonte per l’Indipendenza”.
Nell’articolo, frutto di una laboriosa ricerca in un incredibile numero di archivi storici, si parla di Giovanni Tensi, un campellese del quale, dalla sua Scheda Matricolare, veniamo a conoscenza che “Ha fatto la Campagna di Guerra dell’anno 1866 contro gli Austriaci per l’indipendenza D’Italia. Autorizzato a fregiarsi della Medaglia istituita con Regio Decreto del 4 marzo 1865 per le Guerre combattute per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia, con la fascetta della Campagna 1866.
Sappiamo che quella del 1866 è la terza Guerra d’Indipendenza, quindi per ogni guerra una medaglia uguale, ma un nastro diverso per identificare la guerra alla quale il decorato ha partecipato.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché parlo di un campellese; è presto detto: la relazione continua con una carrellata dei combattenti di tutte le comunità walser, in totale 331 giovani, di cui 35 di Macugnaga.
E qui mi sono ingaggiato a stendere una sintetica statistica a proposito dei periodi bellici a cui hanno partecipato questi giovani macugnaghesi.
- 1ª Guerra d’Indipendenza - 1848/49: 12
- 2ª Guerra d’Indipendenza - 1859: 8
- 3ª Guerra d’Indipendenza - 1866: 13
- alle armi in periodi di pace: 2
Questi giovani sono stati assegnati ai reparti così suddivisi: Fanteria, 22 – Bersaglieri, 4 – Artiglieria, 4 – Genio, 3 – Granatieri, 2 – Cavalleria, 0.
Nessuno è stato assegnato al Corpo degli Alpini e questo è facilmente spiegato: il Regio Decreto che istituisce questo corpo è dell’autunno 1872 e le prime dieci compagnie saranno costituite nei primi mesi del 1873, sette anni dopo la Terza Guerra d’Indipendenza.
Sono dunque 33 i giovani chiamati alle armi in periodo bellico che hanno partecipato alle tre campagne di quei periodi.
Dal tabulato degli atti del Convegno ricaviamo che, tutto sommato, le cose sono andate abbastanza bene per i nostri giovanotti, infatti risultano solo due caduti in combattimento:
- Bogo Giuseppe Clemente – soldato del 12° Rgt. Fanteria: morto per ferita - 1ª Guerra d’Indipendenza.
- Frezza Gaetano – caporale 2º Rgt. Bersaglieri – disperso a Custoza – 3ª Guerra d’Indipendenza.
- Anschacher Pietro Antonio – bersagliere – ferito a San Martino – 2ª Guerra d’Indipendenza.
Quest’ultimo è stato decorato di Medaglia d’Argento al V.M., che è una decorazione di non poco valore, visto che per meritarsela bisogna che l’azione compiuta corrisponda ai due requisiti previsti dalla legge: “1. Le decorazioni al valor militare sono concesse a coloro i quali, per compiere un atto di ardimento che avrebbe potuto omettersi senza mancare al dovere e all'onore, hanno affrontato scientemente, con insigne coraggio e con felice iniziativa, un grave e manifesto rischio personale in imprese belliche. 2. La concessione di dette decorazioni ha luogo solo se l'atto compiuto è tale da poter costituire, sotto ogni aspetto, un esempio degno di essere imitato”.
Ho provato a consultare il sito dei decorati al Valor Militare, ma non sono riuscito a trovare la motivazione in base alla quale gli è stata concessa la medaglia. Grazie alla collaborazione dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Macugnaga, possiamo invece sapere che Anschacher Pietro Antonio era nato nel 1837.
La Legge sul reclutamento del 1854 prevedeva che la chiamata alle armi avvenisse al compimento del ventunesimo anno d’età e poiché la Battaglia di San Martino si è combattuta il 24 giugno 1859 ci è facile pensare che il nostro bersagliere fosse stato chiamato alle armi non più di un anno prima. Sempre dai registri dell’Ufficio Anagrafe sappiamo inoltre che, dopo il congedo ha esercitato la professione di lattoniere, non ha preso moglie e risiedeva a Testa, dove è morto nel 1894.
Scorrendo il tabulato ci si rende conto che alcuni di questi giovani hanno compiuto una ferma piuttosto breve, un paio di anni o poco più, mentre altri meno fortunati, come Orella Giuseppe, tra ferma e richiami si sono sorbiti anche cinque anni di servizio (1855/56/59/60/61).
Supersaxi Luigi, soldato del 4° Rgt. Granatieri, invece ne ha fatti quasi sei, dal 1864 al 1870. In effetti, la ferma militare avveniva con criteri che oggi a noi sembrano piuttosto particolari: tutti i giovani erano chiamati alla visita medica dopo la quale quelli giudicati idonei, tranne gli esonerati per i motivi previsti dalla legge, dovevano estrarre a sorte un numero da un sacchetto (una specie di tombola) se il numero era basso ti toccava restare alle armi per cinque anni, se era alto la ferma durava solo quaranta giorni, il minimo per l’addestramento di base, dopo di che tornavi a casa, dove restavi “a disposizione” per i successivi cinque anni, durante i quali dovevi presentarti ad ogni “richiamo” e, cosa che lascia piuttosto perplessi, non potevi prendere moglie.
La lapide apposta sul campanile della chiesa parrocchiale ricorda i caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale; certamente si è trattato di due tragedie di grandi dimensioni, ma non sono ricordati i due caduti delle Guerre d’Indipendenza. Eppure l’Italia si è costituita anche grazie al contributo di trentacinque giovani macugnaghesi, due dei quali: Giuseppe Clemente Bogo e Gaetano Frezza, hanno sacrificato la loro vita.
Un terzo, Pietro Antonio Anschacher, più fortunato, se l’è cavata con una ferita e si è ha meritato una medaglia d’argento. In un anno ricco di celebrazioni in memoria del centenario della fine della 1ª Guerra Mondiale, che ha concluso il ciclo delle guerre per la formazione dell’unità d’Italia, mi è parso doveroso ricordarci anche di loro.