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La scuola sulla rete: Covid 19 e didattica a distanza

Come l’insegnamento può fare un salto in avanti per i giovani delle nostre valli

Il 23 febbraio 2020 era una domenica, quella di Carnevale, con davanti tre giorni di vacanza per le scuole e poi il rientro nelle aule il giovedì e invece, pur in giorno festivo, da Torino è piombata quella che in burocratese era l’Ordinanza contingibile ed urgente n. 1 del Ministero della Salute, di intesa con il Presidente della Regione Piemonte, al cui interno prevedeva tra l’altro la “Chiusura dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali (ivi compresi i tirocini)...”.

Foto: Ivan Aleksic

Chiusura delle scuole – in realtà avrebbe dovuto essere una “sospensione dell’attività didattica in presenza”, precisazione arrivata successivamente – che sembrava temporanea e per pochi giorni, ma poi via via prorogata nel tempo, sconvolgendo ritmi e consuetudini che hanno caratterizzato le attività didattiche dal dopoguerra in poi, certo con una progressiva evoluzione e con tanti aggiornamenti, fra riforme più o meno gradite e mutamenti tecnologici, ma mai rivoluzionando in un tempo così breve una istituzione di queste dimensioni e non sempre portata all’innovazione, estremamente radicata anche capillarmente sul territorio, nazionale e locale.
Di fronte a questo mutamento improvviso, traumatico e radicale della quotidianità scolastica nella vita di studenti e studentesse, dei loro docenti e delle famiglie, si è dovuta attivare la DAD ovvero Didattica A Distanza, unico per quanto imperfetto strumento riconosciuto per proseguire e cercare di condurre a termine l’anno scolastico. Con la Didattica A Distanza non sono gli studenti e studentesse ad andare a scuola, ma oggi è la stessa scuola che va a casa loro, in un modo inedito, utilizzando tecnologie esistenti ma spesso sottoutilizzate e finora non considerate nelle loro effettive potenzialità, questo pur con diverse criticità perché non sempre è possibile da ambo le parti realizzare appieno l’idea della scuola a domicilio. Così c’è il rischio di aumentare le diseguaglianze lasciando indietro gli appartenenti alle fasce più vulnerabili ovvero i disabili, coloro che hanno Disturbi Specifici di Apprendimento, poi quelli con Bisogni Educativi Speciali, ma anche stranieri ed in generale chi si trova a vivere in un contesto sociale disagiato, senza considerare che le scuole non sono solo luogo per l’apprendimento ma pure di relazione, socializzazione e crescita.
Eppure non c’è alternativa alla Didattica A Distanza, ufficialmente introdotta con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 e messa in campo dalle scuole in poche settimane, partendo da zero, talora con qualche inevitabile e comprensibile improvvisazione, oppure in modo meno traumatico lavorando su di un progetto già esistente, questo a seconda delle situazioni, delle dotazioni tecnologiche, del livello della formazione del personale, ma anche degli ordini differenti di scuola dove l’utenza ed il modo di fare lezione sono necessariamente diversi. Immediatamente e al di là delle disposizioni ministeriali, la stragrande maggioranza del personale Docente, Amministrativo, Tecnico e Collaboratore scolastico ha dato la propria disponibilità nell’operare in questo contesto del tutto nuovo ed inatteso, fornendo all’esterno l’immagine di una Scuola che è assai lontana da alcuni stereotipi che talvolta vengono veicolati all’opinione pubblica, dimostrandosi una realtà complessa, capace comunque di affrontare in modo concreto e costruttivo una emergenza di questa portata.
Nell’esperienza diretta del Liceo “Giorgio Spezia” di Domodossola, che conta un quasi 70% di utenza che arriva dalle Valli e comunque da fuori città, l’attivazione della Didattica A Distanza è stata favorita dal fatto che già a partire dal 2016 questa modalità di insegnamento era stata introdotta, anche se solo a supporto ed integrazione di quella in presenza, da parte di un gruppo di insegnanti illuminati e con la partecipazione in questi anni di molti docenti a diversi momenti formativi proposti per diffondere l’utilizzo corretto di tecnologie e software che, pur sacrificando alcuni pomeriggi sottratti al proprio tempo libero, hanno investito così nell’acquisizione di conoscenze e competenze, rivelatesi oggi essenziali nella gestione di nuove modalità di fare scuola a distanza. Certo nessuno si poteva attendere un impegno del genere, di proporzioni così ampie e complesse e duraturo nel tempo, tenendo conto che la Didattica A Distanza è assai più faticosa di quella in presenza, sia per studenti e studentesse, sia per chi insegna, con dinamiche, tempi e modalità di lavoro assai differenti rispetto all’attività in aula. Numerosi i problemi affrontati all’avvio della Didattica A Distanza e poi progressivamente in corso d’opera, dalla verifica preliminare di oggettivi e documentati casi di impossibilità per alunni ed alunne di connettersi alla rete, alla redazione di calendari ed orari condivisi per evitare sovrapposizioni o sforamenti di lezioni, sino alla somministrazione delle verifiche, con l’adozione di tutte le misure per un loro svolgimento corretto e privo di interferenze o aiuti, vista l’impossibilità di un controllo in presenza come in aula. La prospettiva di un possibile prosieguo dell’emergenza e della conseguente reiterata sospensione dell’attività didattica in aula, con inevitabile ricorso esclusivamente alla Didattica a Distanza, ha richiesto anche di dosare sul medio-lungo periodo le risorse, evitando non solo ad alunni ed alunne un eccessivo carico cognitivo, ma anche ai docenti un impegno non sostenibile nella produzione e gestione delle varie tipologie di lezioni on-line, con costante adeguamento di questo tipo di didattica innovativa all’evolversi della situazione. Se l’anno scolastico 2019/2020 viene portato a termine con la Didattica A Distanza, restano però tante incognite su come avviare quello prossimo, in cui il Covid-19 sarà ancora una presenza scomoda e pericolosa nel nostro vivere quotidiano, pensando per la scuola alle tante problematiche interne – dal mantenimento delle distanze sociali alla sanificazione costante dei locali – ma anche a quelle esterne, come i trasporti specie in Ossola dove il pendolarismo è molto elevato.
Eppure questa scuola che va “casa per casa” può diventare a suo modo una grande opportunità, specie in territori di montagna come il nostro, ma può esserlo solo se vengono preventivamente fornite le infrastrutture – le reti, la fibra ottica diffuse capillarmente – per consentire anche e soprattutto a chi risiede nelle aree periferiche di poter “vivere alla pari” le potenzialità del digitale. Così per studenti e studentesse potrebbero aprirsi, al ritorno della didattica in presenza, occasioni di partecipazione da casa a corsi di recupero e potenziamento, accesso a sportelli attivati dai docenti per approfondimenti, a conferenze culturali e momenti di studio comune a distanza, evitando una ulteriore permanenza a Domodossola dopo la conclusione delle lezioni, con un rientro al domicilio in orari accettabili e sostenibili ma senza perdere le opportunità che hanno i coetanei di Domodossola e dintorni. 
La Scuola ma anche il territorio possono, partendo da questo evento epocale di cui non conosciamo ancora gli sviluppi e gli esiti, fare comunque un positivo salto in avanti per fornire nuove chances ai giovani delle nostre Valli, nella consapevolezza che l’attuale emergenza cambierà comunque il mondo ed il nostro modo di vivere anche nel “dopo” – che non sappiamo quando arriverà – e in cui nulla sarà mai più come prima.

Lo storico edificio delle scuole di Staffa sede della prima, seconda e terza elementare, poi i ragazzi dovevano andare a Borca, là c'erano la quarta e la quinta. Due/tre chilometri a piedi avanti e indietro. In inverno con lo slittino o il mitico bob, non c'era il problema del traffico, ma neppure il pullmino.
"Cartella di cartone e astuccio di legno". "Tutti con la blusa nera con il colletto azzurro". "Per le bambine, al sabato pomeriggio c'erano cucito e ricamo", questi alcuni ricordi dei ragazzi di quel tempo.
Foto: Archivio Il Rosa

 

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