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Un sicuro futuro per la ex Locanda Müller di Pestarena

Dialogo con il caporedattore de Il Rosa.
Ho incontrato Walter Bettoni i primi giorni di novembre in un bar a Staffa e, sorseggiando un caffè, ci siamo fatti una chiacchierata su Pestarena e la ex Locanda Müller.

Bettoni:  Ha già scritto l’occhiello da pubblicare sul prossimo numero?
Facciamo finire COP 26. Anche se le premesse non sono buone, la speranza è l’ultima a morire.
Purtroppo e come sempre, le lobby faranno ancora legge. Alcuni Stati sono dipendenti dal carbone, altri, come la Russia produttrice di gas e petrolio, vedono i cambiamenti climatici come occasione per disporre in futuro di aree verdi e produttive; vogliono prendere due piccioni con una fava. In questo quadro di chi piangerà e di chi riderà, ricordiamoci che anche le montagne vedranno aumentare le aree verdi e produttive e migliorare l’offerta residenziale.
Bettoni: Perché l’offerta residenziale?
Ha presente il caldo che farà in pianura? In montagna si è sempre venuti per cercare il fresco e ora anche gli inverni saranno meno rigidi: un paradiso.
Ha visto il ghiacciaio? La neve, anche quando è abbondante, non ne riduce l’assottigliamento. Non solo, nella mia ultima camminata ho visto i larici a 2500 metri di quota.
Bettoni: Ho letto su “Eco risveglio” l’intervista a Gildo Burgener sull’ex locanda Muller. In ossequio alla delibera comunale state progettando una struttura per il turismo culturale e di studio; è un progetto importante per Pestarena. Come sta andando?
Bene, su questi temi c’è molto interesse scientifico e sociale. Il progetto è stato proposto e discusso con molti colleghi e ha riscosso attese sia nel mondo scientifico sia con i patronati scolastici. Del resto la parete est del Rosa è un ottimo caso di studio su cui fare ricerca e divulgazione. Oltre a glaciologi, geologi e climatologi sono interessati economisti, zoologi, agronomi e forestali; clima, economia e geografia camminano insieme con i loro cambiamenti. Come Le accennavo, sono molto interessate anche le scuole di urbanistica, architettura e ingegneria, che prevedono un ritorno residenziale stabile nelle aree fresche non soggette ai futuri caldi pianurali.
Bettoni: L’interesse è veramente vasto, questo mi fa piacere; possiamo prevedere il tutto esaurito?
Certo. Oltre al tutto esaurito per la struttura che stiamo progettando, prevedo un incremento residenziale sia stabile sia temporaneo per tutta la valle; la pianura sarà sempre più calda, soggetta a siccità e alluvioni. In montagna l’ambiente sarà salubre, fresco, con agricolture e zootecnie sempre più floride e ricche.
Sarà facile produrre energia pulita e, se devo dirla tutta, le nuove generazioni dei paesi caldi avranno più il problema delle aree pianurali che di quelle interne. Già esiste una tendenza a lasciare le città e se questa tendenza sarà aiutata dai cambiamenti climatici, le aree montane saranno destinate a ripopolarsi. Perché rimanere in città calde e inquinate quando si può disporre di luoghi freschi e salubri che con le reti informatiche sono perennemente collegati alla città, ai servizi, al lavoro?
In più, in montagna non ci sarà mai un problema idrico; anche se assottigliati, i ghiacciai e le loro acque saranno sempre primo appannaggio delle aree montane. Queste cose le sanno tutti, negazionisti e verdi; per questo è così forte nel mondo scientifico e accademico l’interesse a studiare sia i fenomeni sia le loro possibili gestioni e divulgarle in primis per il sistema scolastico. Le assicuro che con chiunque abbiamo parlato, abbiamo registrato forti interessi.
Uscendo dal progetto e parlando in generale, Le posso dire che, se sapremo dirottare le risorse del PNRR verso l’innovazione, per le aree montane si può prevedere un futuro in controtendenza rispetto alle difficoltà pianurali nelle aree calde. Se, come credo, i +1,5° saranno realizzati (e non solo promessi) dopo il 2050 i cambiamenti saranno importanti e poco rimarrà di ciò che fino a ieri era consolidato e oggi già vacilla.

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