Accessibilità dei contenuti

Skip to main content

L’agricoltura ha bisogno di conoscenza e innovazione

Meno ruralità ma più cultura, più tecnologia, più economia circolare.
Nel mio ultimo soggiorno macugnaghese, ho discusso con Walter Bettoni su alcuni temi che dovrebbero trovare spazio su “Il Rosa”. I temi sono quelli dello sviluppo delle aree montane che potrebbe nascere dalla rivitalizzazione di tutti quei settori produttivi che troppo velocemente sono stati archiviati.

È indubbio come la riscoperta delle convenienze producibili dall’economia circolare renda sempre più visibile la necessità di declassare i settori che producono solo per l’economia di consumo.L’agricoltura e la silvicoltura sono preminenti sia per le quantità economiche che sarebbero capaci di produrre sia perché capaci di avviare e sostenere processi virtuosi di economia sistemica e circolare. Da bravi verificatori, siamo andati a visitare alcune aziende presenti in valle e in quelle adiacenti.
La verifica porta considerazione molto chiare: la nuova agricoltura, quella che sta riportando molti giovani a vivere e lavorare in campagna, che può usare i finanziamenti dell’ultimo piano settennale dell’U.E., che trova la sua nuova filosofia non nella cultura dei ricordi ma ne nei vantaggi economici dell’economia sistemica e circolare, è fatta di innovazione e scuole di nuova professionalizzazione. Io sono arrivato alla progettazione di territori e aziende agricole da studi specifici sulla produzione di energia da fonti rinnovabili.
E partendo da qui vedo lo sviluppo del settore sempre più lontano dall’agricoltura comunemente intesa e sempre più vicino alla filosofia originaria dell’economia agricola prima del suo asservimento ai modi e ai rapporti di produzione dell’attività manifatturiera. Le aziende agricole, soprattutto quelle di piccole dimensioni, fino a quando sono rimaste culturalmente autonome dai processi manifatturieri hanno sempre avuto un credo: non buttare via nulla e utilizzare tutto. Alcuni allevamenti sostituivano egregiamente parte del lavoro umano per la pulizia e il riassetto dei luoghi con il pascolo e la concimazione naturale; il bosco era usato tutto e non si lasciava nulla che potesse essere usato per la combustione, il foraggio, l’isolamento termico. Oggi, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie, questi processi sono facili da realizzare, costano meno fatica e, soprattutto, danno redditività e guadagni; non fanno più parte di un’economia povera e residuale ma hanno incentivi e garanzie. Oggi possiamo affermare che le agricolture più ricche sono quelle a ciclo completo ed economia circolare, capaci di produrre energia sia alimentare che da riciclo per produzione di gas ed energia elettrica. Questi nuovi modelli di organizzazione aziendale hanno bisogno di una sola cosa: una cultura capace di usarli creando un nuovo modello di sviluppo che non sia basato solo sul valore quantitativo del prodotto.
Oggi l’agricoltura rappresenta il miglior campo di sperimentazione per progetti di economia circolare, purché abbandoni la nostalgia della riproposizione (non abbiamo bisogno di presepi né di musei etnologici o antropologici) e prenda concretamente la strada dell’innovazione nella continuità con la filosofia che ha animato il mondo agricolo fino a quando non è stato contaminato dalla cultura industriale. In questa forma l’agricoltura può passare da settore residuale e con profitti interessanti solo per le grandi e medio-grandi aziende, a settore di avanguardia capace di utilizzare le tecnologie informatiche e di produzione di energia. L’uso di sensori, rilevatori, descrittori delle condizioni fisiche, chimiche, climatiche dei luoghi e dei micro luoghi modifica profondamente l’obsoleta cultura meccanica e chimica legata alle concimazioni eccessive e preventive, ai trattamenti (anch’essi estensivi e preventivi), ma soprattutto migliora notevolmente la qualità e la salubrità dei prodotti, diminuisce verticalmente i costi d’impianto e di esercizio, riduce i costi d’investimento in tecnologie meccaniche. E queste riduzioni comportano direttamente una riduzione dei livelli di inquinamento che hanno fatto dell’agricoltura e della zootecnia i settori di massima produzione delle sostanze inquinanti e di massimo uso e abuso di energia. Perché sprecare e spendere per avere un prodotto sempre più scadente quando si può risparmiare e aumentare la qualità? Per riprodurre i bei paesaggi non abbiamo bisogno della ruralità ma di più cultura, più tecnologia, più economia circolare.

Alcune caratteristiche fanno de “Il Rosa” un caso unico sulle Alpi. Il giornale non viene venduto, ma inviato ad “abbonati” che hanno versato liberamente una quota di contributo oppure solamente hanno segnalato l’indirizzo. Da oltre cinquant'anni è forse il primo caso di free press sulle Alpi. E’ un giornale indipendente, non frutto di un’iniziativa imprenditoriale, né istituzionale.

Il Rosa - Periodico di cultura alpina fondato nel 1962 a Macugnaga da Carlo Ravasio

  • Sede e Redazione: Via Gorini 20/A - 28879 Vanzone con San Carlo (VB)

  • Proprietà: Associazione Culturale Il Rosa

  • Registrazione Tribunale di Verbania n° 295 del 29 Novembre 1999.

  • Distribuzione gratuita con erogazione liberale (versamento consigliato di almeno 20 euro annuali) sul seguente conto corrente intestato all'Associazione Culturale Il Rosa presso POSTE ITALIANE: IT59E0760110100001041530567

  • Per informazioni sulle nostre attività: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Per segnalare cambi di indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Per la pubblicità scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.