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Affascinato dalla Valle Anzasca, “terra alta” dalle grandi potenzialità

Intervista rilasciata dal prof.Manlio Venditelli al nostro compianto capo redattore e amico Walter bettoni

Incontro Manlio Vendittelli nella pasticceria di Pecetto ("i gelati qui sono squisiti"); abita a Roma, è professore ordinario di urbanistica all'università Sapienza e viene a Macugnaga da quarant'anni. Contattato da un gruppo di macugnaghesi, ha elaborato con il suo studio e alcuni ricercatori di università italiane che coordina, il progetto "Risvegliamo la valle".

Buon giorno, come mai in questo periodo a Macugnaga?
«Da sempre vengo fuori stagione; sono affascinato dalla bellezza e dal silenzio di questi luoghi. È qui, in un bow-window che guarda la parete est del Rosa, che ho scritto molti dei miei libri, e poi mi piace incontrare i miei amici macugnaghesi quando anche loro hanno tempo. Oggi purtroppo è venuto a mancare Angelo [Iacchini n.d.r.] a cui ero molto affezionato (portavo sempre una "bottiglietta" scelta con cura, che bevevamo davanti al camino che lui stesso aveva "rivestito" scolpendo il ferro come solo lui sapeva fare)».

Lei si occupa principalmente di piani di sviluppo locale e ha una lunga esperienza nazionale e internazionale. Da dove nasce questo progetto?
«Mi creda, nasce al Bar del Ponte parlando con Gildo, un vecchio amico fuoristradista come me: parlavamo delle difficoltà che sta vivendo il paese e delle nuove occasioni che si presentano: i fondi strutturali, le nuove attenzioni istituzionali ed economiche per le aree interne, il consenso sociale per tutto ciò che riguarda la green economy. Come Le dicevo, vengo sempre fuori stagione perché posso apprezzare al meglio la “vita da anzaschino”, i luoghi, i colori, i silenzi, i sapori. Discuto con i residenti dei lati più “difficili” del vivere nella Valle e mi chiedo perché non aprirsi alle nuove tendenze del mercato turistico, all’economia sistemica e integrata che valorizza territori e settori economici anche se da tempo abbandonati».

Mi scusi ma io, anzaschino, faccio fatica a seguirla e comprenderla. Abbiamo una strada senza padrone, rete idrica ed elettrica da riqualificare. Non abbiamo lavoro per le nuove generazioni. Le scuole si riducono e i giovani abbandonano la valle …
«Cambiano gli occhi e deve cambiare il modo di vedere la realtà. La valle va analizzata con il metro dell’economia sistemica, dobbiamo fare in modo che i costi necessari per la crescita o la riqualificazione di un settore diventino investimenti per l’intero sistema favorendo la crescita e lo sviluppo di tutte le risorse territoriali».

Fatico a seguirla. Lei dice: sviluppiamo i diversi settori, li rendiamo autosufficienti e ripartiamo gli utili? Nel caso del settore energetico un Comune potrebbe diventare autonomo e addirittura guadagnare dalla sua produzione?
«In valle esistono enormi risorse non adeguatamente utilizzate. Si può realizzare il distretto energetico intervenendo sulla valorizzazione delle risorse naturali (idriche, eoliche, agroforestali ecc.) in chiave sistemica, partendo dal loro valore energetico “specifico” per allargarlo al valore ecologico, paesaggistico, reddituale. Possiamo ampliare lo sguardo e vedere un rilancio in chiave moderna dell’agricoltura montana. Possiamo analizzare un rilancio turistico della media valle: Bannio Anzino, Vanzone con San Carlo, Calasca Castiglione. La scelta del turista-utilizzatore sarà diversa e aggiuntiva, e anche l’offerta andrà a integrarsi perfettamente con il tessuto sociale. Vanzone potrà puntare su un turismo termale ed tutti su una fascia di clientela che non vuole l’alta montagna. Si potranno ampliare le offerte legandole al mondo agricolo-rurale e diversificarle a seconda delle stagioni. Tutte le offerte potrebbero essere compendiate con attività culturali e di conoscenza che permetterebbero ai giovani di trovare uno spazio culturale nelle attività a servizio del turismo. L’obiettivo dell’economia sistemica è quello di garantire che i costi necessari per promuovere la crescita e lo sviluppo di un settore diventino investimenti per l’intero sistema e siano idonei a promuovere l’utilizzazione atta alla crescita e allo sviluppo delle altre risorse territoriali».

Se avesse ragione lei, saremmo depositari di un’immensa ricchezza che non siamo capaci di valorizzare?
«Certamente. Pensiamo al distretto energetico; questo potrebbe permettere all’intera comunità l’uso di energie da fonti rinnovabili con relativo abbattimento sociale e individuale dei costi energetici. La sua realizzazione è in grado di conferire il possibile coinvolgimento (interessato e partecipato) di tutti i Comuni della Valle Anzasca, dei proprietari delle seconde case e degli imprenditori presenti sul territorio. I Comuni, i proprietari delle seconde case e gli imprenditori potranno mettere a disposizione le proprie risorse naturali e materiali (biomassa, acque, superfici assolate, corridoi di vento) in modo tale da contribuire alla costruzione del distretto, beneficiando direttamente della loro parte di energia. L’intera operazione seguirebbe i dettami impartiti dalla Comunità Europea: crescita intelligente (sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione); crescita sostenibile (promuovere un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva) e crescita inclusiva (promuovere un'economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale)».

Piacevole la conversazione e chiara la spiegazione, ma all’atto pratico i finanziamenti iniziali dobbiamo immaginarli e mai riceverli… siamo in tempo di vacche magre…
«Il Piano di Azione per l’Economia Sistemica e Sostenibile deve necessariamente muoversi nell’ambito delle potenzialità realizzative rese possibili grazie alla disponibilità di risorse e forme di incentivazione attivabili. Il progetto può utilizzare i fondi comunitari 2014-2020 per avviare la strategia, lanciare una serie di progetti pilota sui territori e orientare, in un’ottica integrata, un migliore utilizzo delle risorse. In particolare si prevedono: - interventi sulla scuola e sulla sanità volti al riposizionamento e riqualificazione dei servizi essenziali; - interventi sulle telecomunicazioni e la mobilità; - interventi per l’istruzione e la formazione, anche degli adulti; - azioni per la manutenzione del territorio e l’ammodernamento degli edifici pubblici; - promozione delle attività produttive, segnatamente turistiche, boschive e agricole, congruenti con il disegno generale».

Si riferisce al mercato dell’economia verde, dei prodotti biologici, delle smart city?
«Esattamente. Vede, noi fino ad oggi siamo stati dominati dall’economia di pianura (che ha impoverito le valli alpine e la montagna, relegandola spesso a un solo grande parco giochi). Da oggi si inizia a vedere una controtendenza innanzi tutto istituzionale (l’unione dei comuni montani, la commissione della Presidenza del Consiglio dei Ministri sulle aree interne) ed economica (i finanziamenti previsti per l’agricoltura di montagna, l’energia, la riqualificazione edilizia e architettonica), ma anche la nuova cultura territoriale sistemica incentrata sullo sviluppo locale e sulla partecipazione sociale alle decisioni».

Che cosa intende esattamente con questi ultimi termini?
«L’ingresso prepotente dell’equilibrio ecologico e sociale nella progettazione delle trasformazioni territoriali ha fatto sì che sia diventato centrale il tema della riqualificazione». Si spieghi meglio. «Fino ad oggi il territorio è stato visto come una rendita da sfruttare. Quando pensiamo allo sviluppo basato sulla riqualificazione delle risorse locali, pensiamo a un territorio che deve essere usato come un capitale su cui investire e non una rendita da spendere; e sui vostri territori di risorse ce ne sono tante che aspettano solo qualcuno che investa per inserirle in processi economici capaci di formare ricchezza».

Pensa all’emergere di un nuovo gruppo di imprenditori che partecipino ai cofinanziamenti previsti e prevedibili?
«Esattamente, penso a imprenditori “vecchi e nuovi” ma anche alle nuove forme di imprenditoria sociale che oggi trovano grande riscontro nella formazione della ricchezza. Accanto a questi abbiamo la disponibilità delle fondazioni bancarie e così di seguito. Paradossalmente oggi non sono i soldi che mancano, ma la disponibilità a investire ed è vero che non sempre disponiamo di progetti capaci di raccogliere consenso. Quando si spiegano le ragioni delle convenienze sociali e individuali i progetti trovano forma e sostanza, raccolgono consenso e capitali».

Ma il progetto sistemico che Lei presenta, in che modo forma la ricchezza e il suo successo?
«Pensi a come la coltura dei boschi può essere matrice, oltre che della formazione di energia, anche del ripristino dei sentieri e della riutilizzazione degli alpeggi. Ognuno di questi settori (presente nelle linee di finanziamento dei fondi europei) genera attività e quindi occupazione e ricchezza sia producendo sia richiamando turisti sempre più attratti dalle attività agricole».

Come si può attuare tutto questo?
«In gran parte con un cambio di mentalità; la cultura del consumo di suolo sta tramontando per sempre, per essere sostituita dalla cultura della riqualificazione del territorio e dell’equilibrio sistemico ed ecosistemico».

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Il Rosa - Periodico di cultura alpina fondato nel 1962 a Macugnaga da Carlo Ravasio

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