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Riordinare l’economia con progetti innovativi e duraturi

In questi ultimi due anni ho girato la valle con occhi diversi dal solito, legando la mia presenza allo studio delle modalità che consentano di mettere a profitto le risorse locali tramite progetti di sviluppo che, coinvolgendo tutte le risorse dell’area, siano capaci di durare nel tempo. Questa attività mi ha portato ad incontrare sindaci, giunte comunali, cittadini e rappresentanti di istituzioni regionali e nazionali.

Sono stati tutti incontri importanti per avviare la partecipazione sociale e istituzionale alla discussione sulle scelte strategiche (e non congiunturali) da operare al fine di uno sviluppo sistemico, equilibrato e duraturo tra aree e settori economici. Ogni amministrazione, associazione o sindaco mi ha mostrato un abaco infinito di risorse, di luoghi dall’alto valore geografico, storico e antropologico, vestiti però di un triste declino maturato nella lunga fase di penalizzazione delle aree interne, quando le aree montane, se non abbandonate, sono state candidate ad essere solo il circo della neve.
La debole economia presente, capace tuttavia di costruire gli attrattivi paesaggi alpini proprio attraverso l’uso equilibrato e sostenibile di tutte le risorse presenti sul territorio, è stata sostituita malamente da economie di settore incapaci di ricevere e dare valore aggiunto agli altri settori economici, prima presenti e ora scomparsi, o fortemente compromessi nei processi economici e nel patrimonio architettonico, antropologico e paesaggistico.
I risultati di questo peregrinare tra cittadini e istituzioni parlando di settori economici in crisi e potenziali opportunità di finanziamento (per ora purtroppo non colte né in toto né in parte), sono sintetizzabili in un denominatore comune: ricominciare da un progetto di sviluppo equilibrato, capace di ripartire dai valori espressi dal paesaggio storico delle alpi (boschi, radure, alpeggi con i paesi a servizio delle residenze e dei servizi) e quindi capace di mettere a profitto tutte le risorse presenti. Senza questo progetto sistemico continueremo ad avere momenti di crescita parziale (un settore a scapito di altri) e congiunturale con sempre più brevi periodi di affluenza turistica intervallati da lunghi periodi di “deserto”. Il dramma è che nei periodi in cui la nostra valle (anche nel suo comune di maggior richiamo) è parzialmente o totalmente turisticamente deserta, i dati generali della mobilità turistica nazionale ed europea ci dicono che la domanda di turismo non solo è attiva ma è in crescita. Come ho avuto modo di dire in un precedente articolo, in questi ultimi decenni si sono affacciati al turismo sia nuove classi di età (in particolar modo i pensionati) sia nuovi Paesi che hanno un rapporto con le stagioni e il tempo-vacanza sostanzialmente diverso dal
nostro; è proprio su queste novità (nei paesi scandinavi le scuole iniziano a metà agosto) che dobbiamo ricalibrare l’offerta.
Questa ricalibratura non può che partire dall’organizzazione della pluristagionalità, possibile solo mettendo a sistema tutte le risorse del territorio: quelle che ci possono far godere i profumi e i
sapori della primavera, il fresco dell’estate, i colori dell’autunno e il bianco dell’inverno.
A questo discorso del turismo pluristagionale e temporaneo dobbiamo aggiungere l’incedere di una nuova tendenza soprattutto nordeuropea, quella di una mobilità residenziale alla ricerca di borghi e manufatti antichi da riqualificare nelle loro caratteristiche storiche.
È questo un settore di nicchia ma molto importante, che non può essere coperto da imprese abituate solo a interventi edilizi standard. Vanno riscoperti arti e mestieri, richieste scuole di professionalizzazione per antichi mestieri e riaperte botteghe artigiane che solo l’economia basata sul consumo ha fatto frettolosamente chiudere.
Per ritornare al tema dell’organizzare l’economia del territorio per il turismo pluristagionale, la domanda ricorrente è: per far questo dobbiamo affrontare spese che né gli Enti Locali né i settori direttamente interessati possono affrontare. Con l’economia sistemica si possono tramutare facilmente le spese in investimenti. Infatti se la spesa X permetterà di avviare non solo il settore direttamente interessato ma rappresenterà valore aggiunto e abbrivio per facilitare la ripresa di altre attività economiche abbiamo superato il concetto di spesa per entrare in quello di investimento d’area (per il quale ci sono finanziamenti specifici).
Mi spiego meglio con un esempio: è evidente che avviare gli interventi necessari per ricoltivare i boschi, riaprire i tratturi, restaurare gli alpeggi, riprendere la produzione casearia, riorganizzare i soggiorni invernali sulle nuove condizioni climatiche etc. hanno costi iniziali importanti e insostenibili se sono attribuiti direttamente al solo settore direttamente interessato. . Ma se pensiamo che questi interventi sono comunque necessari per poter rispondere alla domanda pluristagionale di turismo gastronomico, storico-antropologico, relax, biologico e raccoglitori etc, allora la spesa attribuibile a un settore diventa un investimento d’area, al cui pagamento possono concorrere in molti perché molti sono quelli che ne trarranno benefici.
Ritornando alla struttura della formazione dei costi e della valutazione del valore complessivo e generale dell’investimento, è evidente che ogni operazione di recupero del territorio ha un costo che per tramutarsi in investimento deve favorire non solo l’attività diretta immediatamente percepibile e riferibile (bosco-legnatico) ma anche una pluralità di attività riferibili e favorenti il turismo pluristagionale (energia, gas, tratturi, alpeggi, passeggiate). Senza la rimessa in ordine degli elementi naturali che oggi hanno riconquistato gli antichi paesaggi con l’ordine colturale (radure, ronchi, alpeggi ecc.) che le generazioni precedenti ci avevano lasciato, il recupero del territorio ha costi tali che l’economia di settore non si può permettere, tanto è vero che la maggior parte delle attività e dei manufatti prima presenti è finita nell’abbandono.
Tutti sappiamo che il costo del taglio del bosco nella nostra valle è più alto di quello che si riscontra nei boschi del nord Europa.
Ma è su questo che ci viene in aiuto l’economia sistemica; se il maggior costo del taglio è compensato da più ricavi (legna, biocombustibile, pirogassificazione, ripristino dei sentieri con conseguente recupero degli alpeggi, della vendita di prodotti caseari) allora possiamo ben dire che il taglio del bosco è disvalore quando è legato all’economia di settore, ma diventa investimento (per l’alto valore aggiunto) nell’economia sistemica che sintetizza una pluralità di attività nel turismo pluristagionale possibile solo se i boschi tornano a essere coltivati e ordinati.
Oggi abbiamo a disposizione due elementi: 1) una pluralità di misure economiche che favoriscono gli interventi per i settori direttamente interessati al recupero e ripristino dei paesaggi storici montani (unica condizione per poter proporre un turismo pluristagionale. 2) una disponibilità sociale, economica e istituzionale a far sì che l’economia della valle non viva solo di stagionalità turistica o di economia dipendente dalla valle, ma che trovi un suo rilancio nella pluristagionalità turistica e nella produzione energetica attraverso l’attivazione di tutte quelle attività che le possono garantire. Da questo punto di vista i rappresentanti delle istituzioni hanno le idee chiare sulle necessità, ma meno chiare per quanto riguarda “con quali risorse”.
È per questo che dobbiamo rivolgerci, in questo periodo di impoverimento degli Enti Locali, alle misure economiche europee e regionali che però impongono cofinanziamenti e azioni sistemiche sul territorio.
Va quindi prodotto un progetto sistemico frutto di un processo chiaro: 1) Costruire un primo abaco delle risorse (naturali, paesaggistiche e strutturali) presenti. 2) Verificarne le condizioni e le possibilità. 3) Costruire un secondo abaco delle necessità sociali ed economiche. 4) Verificarle con le possibilità previste nelle diverse misure dei finanziamenti strategici. 5)Costruire un progetto di sviluppo sistemico con attività sociali e partecipate.

presente e futuro

© Foto Fabrizio Falconieri

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