Fosco Maraini e Macugnaga
“Il Monte Rosa degli innamorati”: uno stravagante e commovente diario a due voci
Macugnaga è stata, ed è ancora oggi, un luogo in cui molte persone interessanti e di successo hanno soggiornato e soggiornano. Mi sono chiesta quali personaggi abbiano percorso i sentieri della verde conca sotto il Monte Rosa e quali tracce abbiano lasciato. Inizio con Fosco Maraini.
Parlare di lui è facile per me: fiorentino, iscritto al Cai, docente universitario, l’ho incontrato parecchie volte.
Addirittura era stato, in anni lontani, studente nel mio stesso liceo, il che una volta ci permise di ridere dell’atmosfera seriosa che connotava quell’Istituto, il “Dante”, ai suoi tempi come ai miei. Avevamo in comune anche una strana “impresa”: nel 1929, in una Firenze gelata e innevata, Fosco e tre suoi amici scesero sciando dal piazzale Michelangelo; nel 1985, dopo una grossa nevicata, ho fatto altrettanto e mi sono regalata anche un giro dei Lungarni da urlo con gli sci da fondo.
Nato nel 1912, mancato nel 2004, Fosco ha speso la sua lunga vita in studio e viaggi, all’insegna della voglia di conoscere e del desiderio di sapere. Chi lo incontrava era colpito dal suo sorriso, dalla sua ironia e dalla sua curiosità.
Etnologo, orientalista, studioso delle civiltà giapponese e tibetana, è stato scrittore e poeta, fotografo, documentarista, alpinista. Il suo amore per la montagna lo aveva spinto giovanissimo sulle Apuane, in Appennino e sulle Dolomiti, dove aveva arrampicato con Tita Piaz e Enrico Comici. Appassionato di sci, nel 1934 pubblicò la Guida dell’Abetone per lo sciatore, quando sui crinali del Monte Gomito non esistevano impianti.
Per lui l’ingresso negli alpini al momento della leva era stata una scelta naturale. Nel 1934 lo troviamo sottotenente nel battaglione Intra, IV Reggimento Alpini, di stanza alla Caserma Francesco Simonetta di quella ridente cittadina del Lago Maggiore.
È necessario un passo indietro: nel 1932 era arrivata a Firenze una giovanissima pittrice siciliana, una ragazza bionda dagli occhi blu, che si chiamava Topazia Alliata e apparteneva a una delle stirpi più aristocratiche dell’isola, produttrice di ottimi vini.
Amica di Renato Guttuso, a diciotto anni era andata in Inghilterra e ne era rimasta affascinata.
Con Maraini scattò subito una molla di simpatia e di condivisione. Si innamorarono ed ecco Topsy (diminutivo anglizzato di Topazia) nell’agosto del 1934 raggiungerlo sul Lago a Pallanza. Tutto quanto segue si trova scritto in un delizioso libro uscito nel 2014, dal titolo Love Holiday, che riproduce diari scritti a quattro mani dai due giovani fidanzati, illustrati con i disegni di lei e con le foto scattate da lui.
Lunedì 27 e martedì 28 agosto 1934: Fosco descrive la loro gita a Macugnaga. Verso le sei partiamo per Macugnaga, in moto. Andiamo a vedere il Monte Rosa. Alle 6,40 siamo a Piedimulera. Tempo così e così; minaccia brutto. Un tale si mette a fare le corse con noi: ha un’Arial. Vinciamo con facilità. Ad una curva però incontriamo un grosso carro con un carico di grossissimi tronchi. Evitiamo uno scontro per un pelo. Riprendiamo a correre calmissimi; ma il bollente centauro che ci inseguiva non si fa più vedere! Alle 7,30 siamo a Macugnaga. Facciamo una breve passeggiata fino a Pecetto, ma non si vede nulla dei ghiacciai: una densa nuvolaglia copre tutto.
Perfettamente bilingue con l’inglese, Fosco esprime nella lingua di sua madre la contentezza che prova, anche col tempo brutto: "We feel terribly happy all the same. It’s the first time we are together in the mountains! “Siamo lo stesso terribilmente felici. È la prima volta che siamo insieme in montagna” e quest’ultima frase è sottolineata.
Fosco racconta: Camminiamo svelti fino ad un punto solitario della valle. Saliamo su un grosso masso e appoggiati schiena a schiena cantiamo serenamente le arie semplici delle Alpi. La gioia profonda ed intima dell’altezza ci ha presi tutti e due silenziosi, tra una strofa e l’altra ascoltiamo i pochi rumori della sera che salgono dalle case lontane. È buio quando torniamo. Pranzo in un piccolo alberghetto ospitale; poi a letto, stanchi, col pensiero e la speranza d’un domattina sereno e il M. Rosa davanti agli occhi. Alle 5 mi sveglio. Il tempo è stupendo. Vado a battere alla porta di Topsy. In pochi minuti ci alziamo, poi via di corsa quasi, su per la valle. Ad ogni passo si scoprono nuove altezze e nuovi tratti del Rosa. Alle 6,30 bisogna fare dietro fronte, perché il tempo stringe; (alle 8 dovrei già essere in caserma). La foto di Fosco ritrae la giovane con alle spalle le costruzioni del paese e un Rosa strepitoso; lei ha tracciato sulla prima pagina l’incombente massa del carro con i tronchi incontrato dietro una curva; nell’altra ha schizzato la strada per Macugnaga, loro due in moto, le case, la chiesa, la grande parete. Fosco Maraini sarà nel 1958 cineoperatore e fotografo della spedizione italiana al Gasherbrum IV, insieme a Giuseppe Oberto, la grande guida di Macugnaga. Beba Schranz, che ringrazio, mi ha ricordato che fra i due uomini era nata una profonda amicizia, vissuta da Oberto con il riserbo a lui consueto, come appare anche nel libro a lui dedicato. Il figlio Sandro ha affermato di non ricordare una visita di Fosco a Macugnaga: nel 1998 tuttavia fu insignito dell’insegna di San Bernardo, ma non potrà riceverla di persona, credo, per motivi di salute.
Con Topsy avrà tre figlie, tra cui la scrittrice Dacia; divideranno soggiorni in Giappone e campo di prigionia, per non avere voluto entrambi collaborare con la Repubblica di Salò. Si separeranno molti anni dopo, nel 1970. Gallerista, scrittrice a sua volta, la signora aveva contribuito alla creazione del Museo Guttuso a Bagheria.
Si è spenta a centodue anni, nel 2015. Una vita spesa per l’arte, fu scritto nei necrologi. Non ho mai parlato con Maraini di Macugnaga, ma penso che nel suo immaginario sia sempre rimasta quella della gita con Topsy, con il carro di legname dietro la curva e lo splendido sfondo del Monte Rosa. Quello stravagante e commovente diario a due voci era stato conservato in uno scatolone nella casa di lui a Firenze per tutta la vita.
