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Calasca, cinque statue per sant’Antonio Abate

Il piccolo museo di Calasca raccoglie opere provenienti dai vari oratori del territorio, oltre che il ricco patrimonio della parrocchiale. Le preziose suppellettili ed opere d’arte trovano così un luogo sicuro in cui essere custodite e visitate da curiosi e turisti. La cattedrale di Calasca ha una singolare ricchezza: conserva molte statue del suo patrono, Antonio Abate.

Infatti oltre alla bella statua che viene ancora oggi portata in processione per le feste di gennaio, con il suo artistico portorio in legno dorato, ci sono altre quattro statue.
Non è chiaro il motivo della presenza di così tante statue del patrono, certamente la più antica è quella che i più anziani ricordano sulla facciata della chiesa vecchia, abbattuta ormai un secolo fa. L’aneddoto che molti raccontano è che i bambini, tornando da scuola, si divertivano a tirarle sassi per farla dondolare … e il povero sant’Antonio, pazientemente seduto a vegliare sul suo paese, riporta ancora i lividi di quelle ingiuste sassate. La statua risalirebbe alla costruzione della chiesa, il XV secolo, ed è probabilmente tra i più antichi manufatti del paese. Il santo è rappresentato seduto anche in un’altra scultura, datata al XVI secolo: indossa un semplice saio stretto dal cordone, e apre le braccia in un gesto di accoglienza e comprensione, pronto ad ascoltare i suoi amati calaschesi.
La statua è stata artigianalmente “restaurata” con colori a tempera, e necessiterebbe di un intervento di mani esperte. In nessuna di queste due statue è rappresentato il classico porcello, forse originariamente presente, ma non sopravvissuto ai secoli. Il simpatico animale compare nella terza statua, con un bel muso allungato, accanto al santo eremita rappresentato in piedi, con bastone, libro e fuoco. Sono questi infatti i classici attributi di sant’Antonio: il bastone a forma di tau, antico attributo degli abati, ricorda che era padre di monaci; il libro ricorda che Antonio si convertì ascoltando il Vangelo e passò la sua lunghissima vita a meditarlo e metterlo in pratica; il fuoco ricorda che il santo era invocato per essere guariti dal “fuoco di sant’Antonio”, una infiammazione nervosa, ma anche una intossicazione da un fungo velenoso che si annidava nella farina di segale, il pane dei poveri.
L’abito con cui è rappresentato in questa scultura probabilmente settecentesca, è quello dei canonici di sant’Antonio, una congregazione francese che si rifaceva al santo e che curava proprio il doloroso fuoco, allevando i famosi maiali. Indossavano uno scapolare lungo e un mantello con pellegrina a cappuccio, proprio come nella statua. Il colore variava da un grigio ad un azzurro spento. Il simbolo di questi monaci era il tau, che vediamo rappresentato sulle spalle della statua. Da qualche mese la chiesa di Calasca ha accolto un’altra scultura del suo patrono: una bella statuetta in legno, dono della famiglia Falcioni di Crodo, che vanta origini calaschesi per alcuni suoi membri.
La bella immagine, che poteva essere collocata in qualche nicchia o su qualche altarino, è stata donata per favorirne la conservazione ed è stata esposta in occasione della festa patronale di gennaio. Non molto grande, la scultura, forse da collocare tra sette e ottocento, raffigura il santo con una fluente barba e i classici simboli che permettono di riconoscerlo. Anche quest’opera presenta tracce di un restauro fai-da-te, con una vernice color bronzo che ricopre il colore originale, certamente più chiaro, forse dorato. L’amore della gente di Calasca ha permesso di conservare queste sculture, creando la singolare situazione di avere ben cinque opere che raffigurano il santo patrono.
Certamente un prezioso patrimonio di arte e di fede, da conservare e da godere, per i calaschesi e per quanti vorranno visitare il piccolo museo della Cattedrale tra i boschi di Calasca.

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