Sant’Orsa, patrona delle Valli dell’Ossola
La parrocchia dei Santi Vincenzo e Anastasio di Pieve Vergonte nell’ultima domenica di ottobre ha festeggiato, come da tradizione, Sant’Orsa, Compatrona della Parrocchia e Patrona delle Valli dell’Ossola. Quest’anno la festività ha assunto un aspetto particolare perché ricorrevano i trecento anni dall’arrivo in paese del “Corpo Santo” (in realtà alcune ossa).
Nella catacomba rimasero fino al 1715 quando, estratte dal loculo che le conteneva, vennero destinate alla venerazione dei fedeli. Attraverso una lunga serie di passaggi, i resti della giovane martire pervennero alla parrocchia dei Santi Vincenzo ed Anastasio di Pieve Vergante come dono della nobile famiglia Cattaneo di Vogogna, come documenta un atto notarile del 4 dicembre 1732.
Ottenuta l’autorizzazione del vescovo di Novara Gilberto Borromeo, il corpo di Sant’Orsa venne esposto alla venerazione, ma soltanto nel 1741 collocato nell’elegante urna in cui ancor oggi è visibile. Per l’inaugurazione della pregevole opera, realizzata a Milano da Giovanni Antonio Ferreri, si svolsero solenni festeggiamenti il 23 ottobre dello stesso anno, con un grande concorso di devoti da ogni parte dell’Ossola, che contribuirono ad accrescere nei vari paesi la devozione verso la santa.
Nel 1879, caso più unico che raro nel culto dei corpi santi estratti dalle catacombe romane, la Sacra Congregazione dei Riti concesse alla comunità di Pieve l’ufficio e la liturgia propria della Messa per la celebrazione della festa annuale, nell’ultima domenica di ottobre. Nel 1886 il nuovo parroco trasforma la cappella della confraternita di Santa Marta in una cappella finemente decorata per ospitare l’urna con le reliquie della Santa, lo “scurolo”.
La cappella fu ultimata nel 1898.Il ricordo, probabilmente, della riproduzione con il teschio di legno, diede origine a un tagliente detto popolare per descrivere una donna particolarmente brutta: “la smeia Sant’Ursa vegia”! Il prevosto don De Filippis fu sicuramente l’artefice del culto della Santa: nel 1898 pubblicò un documentato libretto dal titolo “Memorie su S. Orsa, Vergine e Martire, Patrona delle Valli dell’Ossola il cui prezioso Corpo si venera della Parrocchia di Pieve Vergonte” che riportava la storia secondo la tradizione popolare, affiancandovi anche preziose notizie storiche sugli importanti borghi medievali di Vergonte e Pietrasanta, antecessori dell’attuale Pieve Vergonte.
La festa liturgica cade il 26 ottobre ma è celebrata nell’ultima domenica del mese e uno dei momenti più caratteristici è la processione con l’urna per le vie del paese. Un tempo la processione avveniva solo in occasioni particolari e poteva capitare che nel corso di tutta la vita un parrocchiano non avesse mai occasione di assistervi: la prima avvenne nel 1741, la seconda nel 1893, poi nel 1898 e si dovette attendere nuovamente fino al 1930, quando si celebrò il terzo centenario dell’edificazione della chiesa parrocchiale.
La ricorrenza del trecentesimo dall’arrivo celebrata lo scorso ottobre ha visto una grande affluenza di fedeli da Pieve e dall’Ossola per assistere alle funzioni religiose presiedute da Mons. Paolo De Nicolò, Reggente Emerito della Prefettura della Casa Pontificia: la Messa Pontificale e i Vespri erano solennizzati dalla partecipazione delle corali Sant’Orsa di Pieve Vergonte, Santa Lucia di Cimamulera e dalla Schola Gregoriana del Sacro Monte Calvario di Domodossola.
La processione ha visto una grande partecipazione di fedeli, con la presenza di autorità civili e militari, Confraternite giunte da più parti, i gruppi folk ossolani e un nutrito gruppo della Milizia Tradizionale di Calasca che ha sottolineato vari momenti con le salve d’onore, alternandosi con le note del Corpo Musicale di Fomarco. Un ultimo momento particolare è stato il bacio della reliquia e la benedizione dei bambini, raccolti davanti all’urna della Santa Martire bambina.