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Il “morbo crudele”: la febbre spagnola

Quindici milioni di morti, peggio della Grande Guerra. È un’opinione comune che la storia si apprenda sui libri e sui documenti ufficiali, ma ci sono tante altre fonti che ci rimandano a un mondo più o meno lontano: ne sono un esempio le lapidi nei cimiteri che, con le loro iscrizioni in una specie di “Spoon River”, ci ricordano storie e personaggi ormai dimenticati.

Nel cimitero di Pieve Vergonte si ritrovano parecchie lapidi che potremmo definire “storiche”: due di esse compiono giusto un secolo.
In uno dei muri di cinta si trova una grande lapide che attira subito l’attenzione:
“Gli stabilimenti di Rumianca Ing. A. Vitale a perenne ricordo degli operai mancati al lavoro ed ai loro cari per morbo crudele 1918-1919.
Pratini Giacomo fu Pietro, Vogogna 1902/1918 Vogogna;
Longhi Angelo di Carlo, Carnago 1886/1918 Novara;
Croso Mario di Giorgio, Serravalle Sesia 1894/1918 Pallanza;
Pirozzini Vincenzo di Giovanni, Pieve Vergonte 1890/18-9-1918 Pieve Vergonte;
Fulceri Luigi fu Gioacchino, Solana 1897/25-9-1918 Novara;
Bossalini Antonio di Carlo, Parini d’Olmo 1895/26-9-1918 Pieve Vergonte;
Sbrai Ugo di Luigi, Venezia 1886/27-9-1918 Pallanza;
Latteoni Candido di Elia, Pordani 1891/28-9-1918 Pallanza;
Colombo Zefferino di Giovanni, Mottaloiata 1893/30-9- 1918 Pallanza;
Beolino Giacomo di Giovanni, Locana 1896/4-10-1918 Pallanza;
Podico Camillo fu Giovanni, Cossogno 1883/10-10-1918 Rumianca;
Monticavalli Alvaro di Guglielmo, Briga 1903/15-10-1918 Rumianca;
Lambruco Giovanni di Luigi, Giussano 1893/6-10-1918 Pallanza;
Andreolotti Andrea di Michele, Premosello 1881/16-10-1918 Premosello;
Monticavalli Emma di Guglielmo, Briga 1902/19-10-1918 Rumianca;
Pizza Giulio di Antonio, Collodi 1887/23-10-1918 Pallanza;
Bongiovanni Giorgio di Giacomo, Chiusa di Pesio 1887/27-10-1918 Piedimulera;
Carampazzi Pietro di Giovanni, Ghemme 1887/1-12-1918 Pieve Vergonte;
Rodoni Pietro di Luigi, Anzola 1863/2-12-1918 Pieve Vergonte;
Pagani Ernesto di Pietro, Cavasso 1888/1-12-1918 Omegna;
Piva Raffaele fu Antonio, Tottalba 1896/21-4-1919 Rumianca”.

Gli stabilimenti Vitale erano stati costruiti da poco, anche allo scopo di produrre armamenti chimici per la guerra in corso e, in seguito, avrebbero assunto il nome di “Rumianca” da quello che era allora il comune che comprendeva Pieve Vergonte come frazione, mentre il resto del territorio ricadeva sotto il comune di Fomarco.
Ritornando a quanto scritto sulla lapide, ci troviamo di fronte a una strage spaventosa con uno stillicidio di morti quasi quotidiane: tra i tanti, i due Monticavalli, fratello e sorella di 15 e 16 anni, morti a quattro giorni di distanza uno dall’altra. Notiamo anche che, nonostante la loro giovane età, erano già in forza come operai dello stabilimento, magari nelle mansioni più basse ma, comunque, in un’età impensabile per i nostri tempi ma certo comune per l’epoca.
Si può considerare la lapide come un documento di storia della medicina: il “morbo crudele” non fu altro che la famosa e famigerata “spagnola”.
Si trattò di una forma non ancor oggi ben identificata e che dalla scienza attuale viene considerata come una forma virale, un’influenza di tipo “aviario” particolarmente virulenta che, in mancanza di terapie adatte, di vaccini e per le scadenti condizioni fisiche delle popolazioni provate da lunghi anni di guerra, colpì in modo violentissimo, provocando in tutto il mondo 15 milioni di morti in pochi mesi: più di quanti caddero in quattro anni nei massacri sui campi di battaglia!
La cronologia dei decessi rispecchia fedelmente l’andamento dell’epidemia che ebbe il suo periodo di maggior morbilità tra il settembre e il dicembre 1918 e si esaurì nella primavera successiva. Viene spontanea una considerazione: alcuni anni fa vi fu un allarme mondiale per un’epidemia d’influenza aviaria che colpì tutti i continenti, provocando parecchi morti: si riuscì a bloccarla in breve tempo grazie alla somministrazione di un vaccino che, oggi, fa parte della composizione del vaccino antinfluenzale correntemente utilizzato.
Penso che questo sarebbe sufficiente per demolire le tesi antiscientifiche di chi si oppone alle vaccinazioni: ricordo, per inciso, che la vaccinazione antivaiolosa su scala mondiale ha ottenuto la scomparsa delle mortali epidemie di vaiolo dalla faccia della Terra!
I cento anni trascorsi hanno reso la grande lapide praticamente illeggibile per la scomparsa del colore nero all’interno delle parole incise: in occasione del centenario e della ricorrenza del quattro novembre il Comune ha provveduto al restauro che, così, attira sicuramente l’attenzione e invita a un momento di commossa riflessione.

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