Il Pizzetto, una meta stupenda
Quando iniziai a praticare lo sci alpinismo, ad inizio anni ottanta, la stagione cominciava a marzo e proseguiva, a seconda dell’innevamento, fino ad inizio estate. La neve era già “trasformata” ed assestata. Si trovavano spesso condizioni ottimali e sicure. Al giorno d’oggi l’esplosione di questo sport e le attrezzature sempre più “tecniche” fanno sì che s’inizino le uscite con le pelli già alla prima neve.
Il rischio è di trovarsi spesso in condizioni di minor sicurezza sui percorsi sci-alpinistici classici e di incontrare più difficilmente neve “sciabile”. Per questo la gita di seguito descritta, pur sicura per l’ambiente in cui si svolge, non ci ha regalato una bella discesa..
Il Pizzetto è una meta stupenda, sia d’estate che d’inverno. Inoltre, non presenta pericoli neppure in periodi di grande innevamento e di elevato rischio valanghe. Si svolge interamente nel bosco, su una bellissima dorsale che separa valle Anzasca e valle Olocchia. Va bene per ciaspolatori e sciatori. Lo sviluppo è notevole rispetto al dislivello e l’escursione, pur lunga, non è particolarmente faticosa. Naturalmente, in inverno, richiede un buon allenamento, soprattutto per gli sciatori, perché la discesa può essere più faticosa della salita. È un giovedì di febbraio, il tempo è stupendo, finalmente! Siamo in undici: cinque con sci e sei con ciaspole. Da Bannio imbocchiamo la strada per l’alpe Soi e posteggiamo all’altezza dell’alpe La Piana, quota 908. Seguiamo il tracciato innevato della strada che conduce all’alpe Balm Cima. Su uno stretto sentiero (primo vantaggio per i ciaspolatori!) superiamo le case e incontriamo la zona degli impianti, da tempo dismessi, del Provaccio. Qui provo sempre una fitta di nostalgia, pensando a quando si sciava, mentre ora i rottami di seggiovia e skilift danno all’ambiente stupendo una vena di antiestetica tristezza. Si risale la vecchia pista di discesa e, abbandonati i rottami, si entra nel bellissimo bosco di abeti, raggiungendo l’alpe Loro, quota 1333, dopo 1 ora 15’ dalla partenza. Si comincia a godere dello stupendo panorama circostante, reso ancor più affascinante dall’innevamento eccezionale e dall’eterna e maestosa parete est del Monte Rosa. Proseguendo in direzione sud ovest si sale dolcemente e si superano gli alpeggi di Rausa di Bannio, 1367, e Rausa di San Carlo, 1486, arrivando, dopo 2 ore, a Villa Samonini, 1638. Sempre nello splendido bosco ci si porta gradualmente a sinistra, guadagnando, con salita un po’ più ripida e faticosa per mancanza di traccia, la cresta che, con leggeri saliscendi, conduce in vetta al Pizzetto, quota 1879, dopo 3 ore dalla partenza. Per fortuna uno degli anziani, abituato alla fatica dalla sua attività di maestro e accompagnatore, si fa carico quasi da solo della battitura di pista. Panorama mozzafiato, tanta neve, tante foto. Sembra di essere in un altro mondo, a due passi dal paradiso, anche se la quota è modesta e le nebbie della pianura sono a pochi chilometri da qui. Di ritorno a Villa Samonini ci concediamo una lunga pausa pranzo, sistemati in qualche modo sulla neve, che sommerge quasi completamente le baite più basse. In discesa troviamo neve di ogni tipo, a seconda delle caratteristiche del pendio, dell’esposizione, della quota: gelata, crostosa, molle, ecc… Per i ciaspolatori si tratta di ordinaria amministrazione e si godono tranquillamente, senza aver pagato il biglietto, lo spettacolo pirotecnico della gara di tuffi nella neve offerto dai poveri sciatori. Di solito con gli sci si torna a valle molto prima, ma oggi si arriva quasi insieme e le gambe degli sciatori tremano molto di più di quelle dei saggi con le ciaspole.