All’alpe Meccia, estasiati dalla bellezza della Est
Escursione (estiva/autunnale) in famiglia, su mulattiere e sentieri segnati dalla Resistenza, al di fuori del gruppo consueto di amici che cammina di giovedì, è un suggerimento per chi non ha molto tempo per allenarsi. Si percorrono mulattiere e sentieri ben segnati al cospetto della più maestosa cattedrale delle Alpi, la Est del Rosa. Si rivivono anche due tragiche vicende della Resistenza.
Giornata stupenda. Le nubi oggi sono una rarità. Siamo solo in due e c'è Asia. In orario umano (le 10.00!) parcheggiamo a Pecetto in prossimità del Centro Sportivo, quota 1365, a destra della provinciale. La bellissima mulattiera sale con pendenza regolare, a prova di mulo, e diventa, più in alto, sentiero ben segnato. Ci porta in 45' a sfiorare l'Alpe Bill, 1663, sulla sinistra, ed a raggiungere la stazione intermedia della funivia del Monte Moro, 1700. Saliamo di poco verso il passo e deviamo a destra, imboccando il sentiero “Mario Lanti”. Mio padre, medico condotto in valle durante la guerra, mi aveva raccontato di essere stato chiamato al cimitero per constatare la morte di questo ragazzo, freddato da partigiani, o presunti tali, per un'accusa mai provata, dopo che l'avevano fatto inginocchiare su una tomba. Da quota 1800 perdiamo circa 50 metri, sempre diretti a est, e attraversiamo il torrente che, da bambino, mi avevano insegnato a chiamare Tiestubach. Questo confluisce nell'Anza all'altezza di Isella. Dopo il guado risaliamo rapidamente all'Alpe Meccia, 1807 (30'). Sostiamo in prossimità del monumento che ricorda la strage nazifascista del 22 ottobre 1944. Qui furono sorpresi ed uccisi dieci partigiani delle Brigate Garibaldi. Fra di loro anche una donna incinta che, insieme al marito ed al cognato, aveva dovuto rinunciare a valicare il Monte Moro a causa del suo stato. La lapide che li ricorda, rivolta verso la grande parete, accresce la commozione e rende ancor più inconcepibile un simile odio fra esseri umani, purtroppo ancora non estinto. Dopo una lunga contemplazione del paradiso che ci sta intorno, torniamo sui nostri passi fino al bivio che si trova subito dopo il guado del Tiestubach. Qui scendiamo a sinistra lungo il sentiero Giovanni Spagnolli, inaugurato l'8 agosto 2014. Spagnolli, morto nel 1984, fu Presidente del Senato e del Club Alpino Italiano e frequentò Macugnaga negli anni '70. In 45' siamo a Staffa, nella parte più bella e, forse, meno conosciuta, in prossimità di Villa Gina e di altre belle case immerse nel verde. Passeggiare tranquillamente con mio figlio nel paese di mia mamma in una splendida giornata d'autunno, esaltata dai colori che avevano ispirato i quadri di mio nonno, mi fa sentire bene. Sono a casa. Non abbiamo fretta, non siamo immersi fra la folla frenetica delle metropoli. Qui la folla non c'è mai, tanto meno oggi. Un po' di gente in più non farebbe male, ma non troppa. Se la gente girasse per Macugnaga e per i suoi monti, come noi oggi, non se ne andrebbe più. Ma basta sognare! Incrociamo la provinciale poco a valle della piazza e risaliamo in 15' al parcheggio di Pecetto, passando in prossimità del tiglio secolare e della Chiesa Vecchia con il suo piccolo cimitero. È quasi impossibile abbassare la testa di fronte alla parete più alta delle Alpi.