Green Economy
Le Alpi sono un luogo mitico e ambiguo, emblema di tante contraddizioni della società di oggi. L’immaginario mediatico invita ad un’opposizione: in montagna tutto è naturale, in città tutto è artificiale. Non è così! Il mondo antico visse sulla contrapposizione tra “civitas” e “pagus”.
Civitas è la civiltà degli uomini fondata sulle città; pagus è tutto il resto (la montagna, la foresta, il deserto, i contadini). Per questo le Alpi sono e rimarranno sempre un luogo “pagano”. Su di esse domina la “trinità pagana”: roccia, fonte, albero. Le divinità a cui erano devoti i contadini antichi. Per i 700 milioni di europei le Alpi rappresentano la forza vitale e prorompente della natura, appaiono come un luogo lontano nel tempo e nello spazio, un’isola non trovata dove cercare pace e armonia, un luogo che attrae e respinge.
Oggi la conoscenza della natura è mediata dalla televisione (colpa in questo anche della scuola!), i documentari (anche i più improbabili) ci mostrano una natura da guardare e non da vivere. Tutto è virtuale: pixel, non artigli. Per gli uomini delle città e della televisione, le Alpi confermano che la natura esiste e che la televisione dice la verità. Queste amare considerazioni, mi inducono a dire che noi, uomini “alpini” e gente di montagna, dobbiamo tutelare realmente una natura reale e conservarla per il domani, ma dobbiamo altresì costruire “laboratori di futuro”, dove sperimentare equilibri concreti tra comunità umane e ambienti naturali. La storia della nostra gente lo insegna: la solidarietà e l’operare comune per il bene collettivo non come valore etico, ma condizione di sopravvivenza.
Duemila anni fa, il filosofo greco Epicuro teorizzava il “vivi nascosto”, la felicità come ricerca del benessere personale, contrapposto all’etica pubblica di età classica per un impegno individuale finalizzato al bene comune. La politica come “polis”, governo della comunità. Nell’ultimo secolo le Alpi sono state “nascoste”, una periferia insignificante per le grandi strategie politiche degli stati totalitari e un’occasione di profitto personale per pochi potentati locali. Hanno visto l’emergere di “nuovi feudatari” che, come scribi egizi, hanno fatto del possesso della scrittura e della conoscenza delle norme, occasione di potere assoluto. Oggi non deve essere più così.
La ricerca scientifica in campo economico e le più avanzate visioni politiche vedono nella costituzione di “green community” la prospettiva di un nuovo ruolo attivo delle comunità alpine nella società europea. Le Alpi non più “nascoste”, ma protagoniste. L’idea di una comunità verde vede l’insieme di stakeholer (portatori di interessi) che insieme operano, ognuno con legittimi interessi di profitto imprenditoriale, per realizzare un sistema economico che usi le risorse della montagna per fare economia, ma garantendone la fruibilità e il valore per le generazioni future. Questo ha un prezzo sociale che va riconosciuto: si chiama valore ecosistemico e le nuove politiche lo valutano in termini monetari. L’acqua, il bosco, la sicurezza idrogeologica, l’aria sono valori “sociali” che sono un “valore” comune. Costruire le green community, superando l’epicureismo della vecchia politica e la mentalità delle generazioni del passato, è compito dei nostri giovani.
Foto Alexandre