A riveder le stelle
“E quindi uscimmo a riveder le stelle” racconta Dante che, con Virgilio, si appresta a salire il “monte” del Purgatorio dopo aver attraversato il terribile Inferno. Un bisogno di luce dopo tanto buio. La salita di una montagna come occasione di riscatto.
Anche noi abbiamo bisogno di luce in questi anni difficili. Soprattutto lo hanno i nostri giovani la cui prospettiva di vita è segnata da tre eventi epocali: i cambiamenti climatici, la pandemia e la guerra nel cuore dell’Europa. Sono in particolare gli adolescenti a pagare tutto questo, con l’abbandono scolastico e il ritiro sociale.
Stanno vivendo una “età tradita”, secondo la definizione dello psicoterapeuta Matteo Lancini. Nella poesia antica si dice che “La salvezza verrà dai monti”.
Le Alpi, in un quadro di generale necessità di rinascita, svolgeranno un ruolo importante nell’Europa di domani. Sono una sentinella preziosa di quanto il “nuovo” clima cambierà la società con l’emergere in prospettiva della necessità di “vivere in quota”, di salire “in alto” (Luca Mercalli).
Durante la pandemia sono state rifugio e luogo di salubrità e di una socialità possibile solo in piccole comunità. Durante la guerra europea sono anch’esse, come tutti i luoghi d’Europa, luogo di accoglienza e di solidarietà. È un’esperienza, quella della guerra, ancora viva nella memoria di una generazione, quando la Resistenza (mai termine è più attuale oggi!) ha visto i nostri partigiani combattere per la libertà della patria e i villaggi alpini hanno offerto accoglienza agli sfollati dalle città bombardate.
Nella storia delle Alpi eventi analoghi si sono succeduti nell’evolversi dei cicli storici. Nel XIII-XIV secolo hanno offerto ai coloni del Basso Medioevo una terra vergine da dissodare e coltivare. Nei secoli XVII e XVIII la “piccola età glaciale” ha respinto gli uomini costringendoli ad abbandonare la montagna per iniziare le migrazioni stagionali: le donne a casa e gli uomini a lavorare lontano. Come in guerra alcuni tornavano, altri no. Nell’Ottocento l’avvento prepotente del turismo elitario della borghesia nascente ha iniziato a modificare il tessuto sociale delle comunità alpine.
Nella seconda metà del Novecento industria e turismo di massa hanno sconvolto un’economia agricola tradizionale consolidata da secoli. Poi sono arrivate la globalizzazione e la digitalizzazione, la pandemia e la guerra, ...
Come possono contribuire le Alpi alla costruzione di una nuova Europa di domani dove donne e uomini, bambini e vecchi, professanti di fedi diverse possano convivere e vivere con dignità e rispetto reciproco? L’abbiamo scritto più volte da queste colonne: solo con il recupero e la conferma convinta dei valori fondanti la civiltà alpina. Le Alpi non danno più solo erba e legna, ma offrono beni ecosistemici come acqua e biodiversità. Soprattutto valori etici indispensabili oggi.
Quali? La solidarietà con gli altri, vissuta concretamente perché da sempre in montagna da soli non si vive; la dignità orgogliosa della fatica per un lavoro ben fatto; il rispetto per l’ambiente naturale (fonte di vita da conservare gelosamente); l’accoglienza dei fragili come un dovere sociale. Siamo convinti che, nonostante tante debolezze culturali in un momento convulso e l’emergere di progetti folli di urbanizzare le montagne, le donne e gli uomini delle Alpi svolgeranno ancora una volta un ruolo forte e positivo nel cuore dell’Europa. Tutti insieme usciremo “a riveder le stelle”.
Foto di Gerald Lobenwein da Pixabay