Questione di cultura
Alzo lo sguardo. Sopra di me ci sono solo i seracchi della est del Rosa, mentre il sole gioca a nascondino dietro i ghiacci della punta Grober.


Complici le abbondanti nevicate di questo inverno, a Macugnaga hanno avuto la lungimiranza di tracciare una pista per scialpinisti ed escursionisti con le ciaspole fino al rifugio Zamboni e ancora più su, fino al lago delle Locce.
Forse qualche purista dello scialpinismo storcerà il naso, ma io credo che sia stata una splendida idea, che permette di salire fin quassù in sicurezza.
Da alcuni studi, pare che i praticanti di questa attività incrementino dell'otto per cento ogni anno.
Di certo più di una stazione invernale, anche quelle con una vocazione “pistaiola”, hanno iniziato a dedicare un po' di spazio a chi ha voglia di abbandonare gli impianti di risalita per godersi un po' di solitudine.
In verità, oggi, a Macugnaga, di escursionisti ne ho incontrati davvero tanti: gli impianti hanno comunque fatto buoni affari, così come i rifugi erano pieni.
Vuoi vedere che allora non serve spendere milioni di euro in impianti di risalita, quando si può individuare una valida alternativa in località, come Macugnaga, appunto che comunque faticherebbero non poco a competere coi comprensori sciistici che da decenni fanno dello sci il loro business?
Questione di cultura, cultura alpina.
E da queste parti, di cultura ne hanno davvero tanta, basta fare due passi nel piccolo cimitero e leggere i nomi incisi nelle lapidi, nomi che hanno fatto la storia negli anni d'oro dell'alpinismo.
Su queste pareti è scomparso Ettore Zapparoli, tra questi ghiacciai ha scritto pagine memorabili Achille Ratti, il futuro Papa Pio XI.
Nel frattempo penso alla diatriba riguardante il collegamento sciistico tra Ciamporino e il Devero, e mi chiedo se sia davvero necessario, se non ci sia un modo alternativo di fare business, guardando al futuro. Ma forse è solo questione di cultura.
Testo e foto Paolo Amiotti