Tra pietra e Patria
La Linea Cadorna è un sistema di fortificazioni militari che doveva difendere il confine nord dell’Italia a ridosso della Svizzera. Le linee fortificate proteggevano il territorio italiano tra il Gran San Bernardo e la Valtellina. Nel VCO esse coprono un dislivello di 2.000 m tra la piana del Toce e il Monte Massone e fra il Lago Maggiore e il Monte Zeda. Furono costruite nel corso della prima guerra mondiale tra il 1916 e il 1918 in funzione difensiva a fronte di un eventuale attacco austro-tedesco attraverso la Svizzera e furono volute dal generale Luigi Cadornadi Pallanza, capo di stato maggiore dell’esercito italiano fino al 1917.
La Linea Cadorna comprende un fitto reticolo di strade e mulattiere militari, trincee, postazioni d'artiglieria, luoghi di avvistamento, ospedaletti e strutture logistiche, centri di comando. Il sistema difensivo vide la costruzione di 72 km di trincee, 88 appostamenti per batterie (di cui 11 in caverna), 25.000 mq di baraccamenti, 296 km di strade camionabili e 398 km di mulattiere. Furono impiegati 15 - 20.000 operai con punte di 30.000 nella primavera del 1916. Non fu mai utilizzate per il successivo decadere delle strategie militari legate alla "guerra di posizione". Il sistema difensivo non fu mai utilizzato e rimane come il teatro di una guerra mai avvenuta. Come racconta “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati.
Le fortificazioni sono prevalentemente state costruite con la tecnica dei muri di pietra a secco (senza l’utilizzo di cemento), che dal 2018 sono riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità Unesco. A queste opere Alessandro Padula, giovane ingegnere ambientale ossolano, ha dedicato un saggio (Tra pietra e Patria. I muri di pietra a secco della Linea Cadorna, 2026) che affronta l’impatto sociale ed economico, i suoi elementi strutturali caratteristici e studia alcuni tratti di fortificazioni della Linea a Ornavasso, realizzati proprio in pietra a secco,
Oggi la Linea Cadorna rimane come un patrimonio di sentieri per l'escursionismo e uno stupefacente complesso di archeologia militare. Una lezione della Storia per cui queste strade di guerra rimangano sempre sentieri di pace.