L’alpe Schena di Macugnaga
L’ alpe Schena sui monti di Macugnaga (1981 m) con il sottostante alpe Bletza (1700 m) ha condiviso per secoli le sorti dei pascoli di frontiera: i più fragili, i più duri da raggiungere, gli ultimi ad essere colonizzati i, primi ad essere abbandonati. Il luogo è proprio una “schiena”, come permette di intuire il toponimo, strappata alla dorsale che più sopra va a morire sulla cresta del Pizzo Nero e non va confuso con l’altro alpe Schena, che si incontra salendo lungo la mulattiera che da Quarazza porta al Passo del Turlo e ad Alagna in Valsesia.
Alcune baite con i muri a secco perfettamente squadrate e con i tetti in pioda si protendono a picco sul Lago delle Fate e la tradizione racconta che risalgano al ‘700, periodo in cui furono colonizzati con la stessa tecnica altri importanti alpeggi delle nostre montagne.
Qui nel 2020 la sezione di Macugnaga del Club Alpino Italiano, in occasione del 50° di fondazione, con la collaborazione della sezione cacciatori di Macugnaga ha restaurato un edificio abbandonato per adibirlo a bivacco escursionistico (quattro posti letto e cucina). È stato intitolato a Walter Schranz (grande cacciatore e maestro di sci) e a Mauro Borretti, che dalla bassa Val d’Ossola si era trasferito a Macugnaga per amore della montagna e ne era diventa membro del consiglio comunale. Lo conoscevo bene, eravamo amici e con lui ho compiuto belle escursioni. È stato un pioniere del telemark in Val d’Ossola (la primitiva tecnica di discesa a tallone libero) contribuendo alla diffusione di nicchia della specialità sui nostri monti con l’organizzazione di raduni e dimostrazioni. Lo ricordo volteggiare sulle nevi di Formazza, inginocchiandosi ad ogni curva. Una danza. Di mestiere faceva il tecnico faunistica è amava gli animali e la caccia (quella buona e rigorosamente onesta nel rispetto delle regole in una valle in cui i bracconieri non sono specie estinta). Qui tutto parla di caccia: quella al camoscio, la più nobile e unica tra le attività venatorie alpine (ce ne sono altre, ma è bene non parlarne!).
Tre itinerari poetano all’alpe Schena: il più veloce è il ripido “sentiero dei cacciatori” (ore 2 da Isella). La salita a Schena è una gita interessante anche per gli appassionati di botanica perché, nelle ampie radure nel bosco, durante le fioriture estive tra la fine di giugno e luglio si incontrano molte specie floristiche (genziane e genzianelle, gigli martagoni e arniche) La “pineta di Corei” ò un grande bosco di conifere con alberi monumentali che ricopre il ripido pendio rivolto a nord.
Sia l’alpe Schena che l’alpe Bletza sono stati abbandonati come luoghi produttivi negli anni ’60 del Novecento, quegli anni cruciali che segnarono la fine di un’alpicoltura estrema e di fatiche grandi. Oggi questi luoghi sono diventati meta degli escursionisti impegnati a riconquistare un rapporto equilibrato con l’ambiente e a riscoprire un frammento della storia delle Alpi.