Affreschi della chiesa di Castiglione, storie e leggende
Gli ossari della chiesa Parrocchiale di Castiglione, costruita nel 1490, sono due: l’ossario minore, destinato ai bambini e l’ossario maggiore che raccoglieva i resti degli adulti esumati dal vicino cimitero posto davanti alla chiesa fino alla metà del 1800.
I due edifici adiacenti, sono stati costruiti nel basso medioevo delimitando un lato del sagrato chiuso a destra da una bella balaustra in granito di Baveno risalente al 1821. L’ossario maggiore, che si affaccia alla piazzetta antistante la chiesa, è costituito da un vano a pianta ottagonale aperto a sud. Le pareti, affrescate con le figure delle quattro virtù cardinali e la deposizione di Gesù, sono preda di umidità, fessurazioni e distacco di intonaci. Nella parete di fondo, come ricordava don Severino Cantonetti in uno scritto da cui attingo queste notizie, esisteva un altare che esponeva ossa e teschi “per provocare la riflessione sulla vanità delle vanità del tempo e del mondo che passa come l’acqua di un fiume”.
Sul timpano esterno dell’ossario maggiore si nota un bel dipinto del 1600 (fatto restaurare dal sacerdote Giuseppe Croppi nel 1821 e 1853) che rappresenta il giudizio universale.
Una leggenda vuole che l’artista, intento ad affrescare il tema dell’Apocalisse, avesse bisogno di latte per miscelare i colori e, rivolgendosi ad una donna che “stava lì a curiosare”, osò domandargliene un po’. Non sappiamo se l’uomo avesse fatto delle allusioni non lecite, ma la matrona rispose con un secco diniego: “per te non ne ho proprio”. Per punire l’inaspettata arroganza muliebre “quel pennello ficcò le donne all’inferno perché troppe volte curiose e bugiarde” dipingendo un “satanasso dantesco che getta letteralmente nelle braccia di un suo compare, in mezzo alle fiamme, una donna che tiene e tira per i capelli”. Uno diverbio che, dal medioevo attraverso quell’affresco, si perpetua nei secoli.
Nel 1959 don Severino avrebbe voluto abbattere i due ossari per “allargare lo spazio pubblico davanti alla chiesa” ma si oppose il cardinale Poletti, venuto a Castiglione ad amministrare le cresime in qualità di Vescovo ausiliare di Novara, proprio per salvaguardare i pregevoli affreschi secolari che li corredano.