Vietare con decreti l’alpinismo?
Chi non conosce la Storia, ci ricasca
La tragedia della Marmolada porta d’attualità la storia del Monte Rosa.
Nel 1872 fu realizzata la prima ascensione della parete Est. Nove anni dopo avvenne la tragedia Marinelli nella quali oltre ad uno dei più conosciuti alpinisti del nascente CAI, morì anche Ferdinando Imseng di Macugnaga (“Buona guida, uomo onesto”) che aveva guidato la spedizione inglese durante la prima ascensione.
La tragedia fece scalpore e nel parlamento del Regno d’Italia emersero proposte di “chiudere” per legge l’ascensione della parete Est. Non se ne fece niente. Gli alpinisti hanno continuato per 150 anni a scalare la parete Est. Oggi riemergono proposte di “regolare” con leggi l’alpinismo.
Chi non conosce la Storia, ci ricasca! Non si norma la montagna.
L’alpinismo contemporaneo ha il dovere di affrontare con occhi nuovi le Alpi che stanno repentinamente cambiando. Educando ad una nuova consapevolezza per cui si devono affrontare le salite in modo differente dai nostri nonni e genitori.
Consapevoli del valore della vita e della libera pratica di scalare i monti. Un’esperienza collettiva maturata in oltre due secoli di storia dell’alpinismo europeo. Oggi irrompe un elemento nuovo: i cambiamenti climatici che vedono nel Monte Rosa una sentinella attenta. È venuto il momento, ce lo impone questo “grido della Terra” di affrontare collettivamente due necessità: il contrasto sociale ed economico ai cambiamenti e la definizione di un nuovo modello di sviluppo per le “terre alte”.
© Foto: Flavio Violatto