Premia rievoca “I misctè d'na vota”
Le squillanti strofe dialettali delle poesie scritte e recitate da Ferruccio Del Zoppo, scrittore e cultore delle tradizioni locali, hanno accompagnato Sabato 27 dicembre i visitatori alla scoperta de “I misctè d'na vota” di Premia (Valle Antigorio), dei luoghi e dei passaggi di alcune lavorazioni storiche come la bighjaa, l’osctària, la làteria, il falegname, la munjià, il panetè, il filè la lana e tant d’aut.
Nel centro storico del paese antigoriano sono state rievocate le antiche professioni, ad esempio, la mungitura, la lavorazione del latte e del legno, la panificazione, il bucato, la filatura della lana o la decorazione della ceramica, perché nel 1808 in paese, è stata fondata, da Giovanni Bartolomeo Toietti, un’antica fabbrica di ceramica dalla quale è nata l’attuale Kamares.
Sono stati organizzati anche dei laboratori d’intrattenimento per i più piccoli per far comprendere loro i passaggi della lavorazione della lana e del feltro, ma anche come si giocava un tempo con i giochi in legno.
Accanto a un punto ristoro principale, l’Osctària, è stato possibile degustare lungo il percorso i prodotti locali e visitare il Museo Mineralogico di Premia “don Giovanni Bonomo” contenente preziose collezioni mineralogiche locali e internazionali e una vetrina con originarie ceramiche di Premia.
Presso il Museo storico della Banda di San Rocco sono state esposte le antiche fotografie, arricchite dalla presenza degli strumenti musicali, e storiche attrezzature sciistiche d’antan. Inoltre, presso la scuola elementare del paese è stata allestita la mostra “I cammini di Devozione e Arte tra Vallese, Ticino, Ossola, Val Sesia e Lago d’Orta” ideata dallo storico Enrico Rizzi e dalla storica del Cristianesimo Fiorella Mattioli Carcano nell’ambito delle celebrazioni del centenario dell’Expo italo- svizzero, tenutosi a settembre a Domodossola.
La giornata, organizzata dalla Pro Loco di Premia con il sostegno del comune, dei Gruppi costumi del luogo e del Corpo musicale di San Rocco, ha voluto rievocare e testimoniare i lavori e la vita dei paesi di montagna che hanno caratterizzano la nostra identità ossolana per trasmetterla ai giovani e alle future generazioni.
“Anima dialettale” della giornata è stato Ferruccio Del Zoppo che ha saputo affascinare e incantare grandi e piccini con le sue poesie, adatte ad ogni momento della vita rurale: il bucato delle donne al lavatoio pubblico, la mungitura e la produzione del formaggio dei giovani pasturit, l’uccisione del maiale nelle frazioni o il faticoso lavoro dei falegnami.
Nel numero estivo cartaceo (1/25) abbiamo scritto che “i mestieri antichi della montagna non sono morti, almeno non tutti. Non sono più quelli di una volta, ma hanno assunto profili lavorativi e tecnologici moderni. Sono mestieri vecchi vestiti di nuovo. Oggi i cercatori di cristalli lo fanno per collezionismo, i someggiatori che guidavano lunghe carovane di cavalli e muli sono diventati dei promotori di un turismo culturale sostenibile e non ci sono più i “guardiani” che controllavano gli alti passi per impedire il contagio della peste.
Sono nati mestieri nuovi (il guardaparco, il guardiacaccia, il guardiano delle dighe, il custode di rifugio che “guarda” la montagna). Sono “guardiani” nuovi […] C’è un denominatore comune a queste nuove professioni: il praticarle a contatto e con la natura, il lavorare liberi nell’ambiente, spesso con fatiche grandi e guadagni mo- desti, ma con la certezza di una vita piena. Sono consapevole che altrettanti e molti più giovani aspirano a fare il “social media manager” (?), ma permettete che questo nostro giornale alpino provi a raccontare di una montagna che a denti stretti continua a resistere e a credere nel futuro” che risiede nelle giovani generazioni.