Piedimulera, depredazione o atto vandalico alla cappella di “Scufùi”
Appena sopra all’abitato di Piedimulera in direzione Macugnaga sorge la cappella “degli scufùi”. Edicola votiva, edificata sul territorio della parrocchia di Cimamulera, da tale Raspini dopo il 1848, anno in cui iniziarono i lavori del primo tratto della strada carrozzabile della valle Anzasca. Era affrescata con l’immagine di santa Caterina d’Alessandria con la ruota con cui fu torturata.
Un tempo, era utilizzata per occultare gli “scufùi” (pantofole) da lavoro usati per discendere la valle prima di calzare le scarpe buone e accedere “alla città”. Era anche il posto adatto per sostare (la pôsa) prima di affrontare, someggiati, la salita del ritorno.
Nei giorni scorsi questa piccola testimonianza di antica religiosità è stata saccheggiata e svuotata di tutto ciò che conteneva: il quadro raffigurante Santa Caterina d’Alessandria (meglio conosciuta come Santa Caterina della ruota) dipinto da Dario Migliorati di Crodo, un paio di “scufùi” artigianalmente elaborati da Adele Gianni e alcuni piccoli vasi di fiori, sono rimasti solo una parte del primitivo affresco e la teca vuota.
Non un furto su commissione (basso sia il valore del quadro sia quello delle pantofole), ma semplicemente un deprecabile atto vandalico. Ad accorgersi del fatto è stata Elena Giannarelli, professoressa dell’Università di Firenze che sulla cappella sta compiendo una ricerca storico culturale. La cappella era stata restaurata nel 1984 per intervento dell’ASCA (Associazione Storico Culturale Anzaschina) con il coordinamento di don Severino Cantonetti.
Santa Caterina d’Alessandria protegge coloro che praticano attività che hanno a che fare con ruote, congegni, ingranaggi, (ma anche ceramisti, studenti, donne che vivono del proprio lavoro) e ai margini di una strada carrozzabile non le sarà mancata l’occasione per “mettere una buona parola” al carrettiere blasfemo, al motociclista spericolato o all’automobilista impaziente.
E alle donne, che in autunno si fermavano a cambiare gli “scufùi” avrà sussurato: “per santa Caterina la neve si avvicina”
Foto Elena Fornetti e Marco Sonzogni