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La Valle Anzasca e le feste del freddo

In buona parte dei paesi anzaschini, specie quelli situati lungo la strada statale 549 (dal 1° gennaio è tornata ad essere Strada Statale), in inverno manca per parecchio tempo il sole.
Ciò nonostante in tutta la vallata in inverno si succedono delle feste tradizionali, alcune riscoperte recentemente, celebrazioni caratterizzate dal freddo pungente e, a volte, accompagnate da molta neve.

Fra la “Feste del freddo” ricordiamo:

Bannio, il giorno dell’Epifania, presepio vivente con l’arrivo della Sacra Famiglia, dei Re Magi e rappresentazione degli antichi mestieri.
Castiglione, la domenica dopo l’Epifania, si tiene la festa dei Magi che affonda le sue storiche radici nella tradizione montanara ed è ritenuta la più antica dell’Ossola.
Cimamulera, il 17 gennaio si celebra la festa patronale di Sant’Antonio Abate con la distribuzione del pane nero benedetto, cotto in un antico forno a legna.
Calasca, la domenica seguente la festa dedicata a Sant’Antonio Abate si ripete con l’aggiunta di “frati” e “fratini” (uomini, ragazzi e bambini che indossano il tipico saio del santo). In chiesa viene introdotto un grosso abete carico di doni che andranno poi all’incanto. Nella “Cattedrale tra i boschi” entrano anche animali vivi: asinelli, agnelli, galline, conigli per essere poi benedetti. Sant’Antonio Abate è il santo invocato dagli agricoltori e allevatori a protezione dei raccolti e degli animali. Come ricorda Marco Sonzogni, ricercatore storico locale, “secondo la leggenda nella notte del 17 gennaio, data in cui ricorre la festa di Sant’ Antonio, agli animali viene concessa la facoltà di parlare”.
Vanzone, l’ultima domenica di gennaio, si celebra la festa dei Re Magi con corteo storico dall’oratorio di San Rocco alla chiesa parrocchiale.
Anzino, sempre l’ultima domenica di gennaio è la “domenica del giglio”. Suddiviso fra storia e leggenda, si narra l’episodio del quadro miracoloso. La comunità di anzinesi stabilitasi a Roma nel 1600 ha fatto fortuna nel commercio dei vini, con punti di mescita e vendita nelle zone più importanti e centrali della città eterna. I romani di Anzino non dimenticarono mai il loro paesello anzi lo arricchirono pagandone le spese generali e dotandolo dei migliori servizi. Questi abili commercianti commissionarono un quadro ad un famoso pittore romano, già fornitore dell’antica casata Borghese. Il quadro rappresenta, in una cornice di formelle coi vari miracoli attribuiti al santo, la visione che Sant’ Antonio ebbe di Gesù bambino nella propria camera da letto. Una volta completato il quadro fu spedito verso Anzino, ma il viaggio presentò varie problematiche, ma ad ogni pericolo la tela divenne più volte completamente bianca come se non fosse mai stata dipinta. Concluso felicemente il lungo viaggio la tela giunse al paese di Anzino nel mese di gennaio del 1669 e al suo arrivo, nei prati innevati, sbocciarono i gigli.
Da allora, ogni fine gennaio, si celebra la “domenica del giglio”.
Mondelli, la minuscola frazione di Ceppo Morelli chiude le “feste del freddo” con la celebrazione di Sant’Agata, la prima domenica di febbraio.

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© Foto: lavalledelrosa.it – Istituto Pubblico di Anzino – tredicroppo.it)

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