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Intervista al Sindaco di Macugnaga Stefano Corsi

Purtroppo la questione impianti di sci chiusi è un nervo scoperto.
La stagione precedente e questa hanno beneficiato di nevicate gloriose, ma l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando decide che gli impianti cosi come bar e ristoranti rimarranno chiusi.

Le polemiche si perdono, chi pensa sia giusto perché tanto è uno sport di divertimento e non di prima necessità e chi invece, parlo di chi lo pratica rimane con il boccone amaro guardando tutta la neve scesa e senza poterla godere.
Ma nessuno o almeno pochi mettono l’accento su un fatto davvero importante.
Quanto danno causa al turismo questa chiusura?
E soprattutto a quanta gente manca il lavoro, parlo di intere famiglie.
E si perché dietro c’è davvero tanto lavoro.
A tal proposito abbiamo chiesto a Stefano Corsi, sindaco di Macugnaga ma anche maestro di sci di spiegarci il suo pensiero e punto di vista.

 Una stagione che avrebbe dato grandi soddisfazioni visto la neve che ha fatto e che farà ancora stando alle previsioni?

Preciso che il mio pensiero sul problema chiusura impianti di risalita è condiviso dall'Amministrazione comunale.
La situazione è sicuramente preoccupante, soprattutto perché ad oggi, 25 gennaio, non c'è nessuna certezza e nessuna data certa per poter programmare la ripresa delle attività legate al settore neve. Ricordo che tutta detta filiera ed indotto commerciale è ferma praticamente dall'8 marzo 2020, perdendo anche nella scorsa stagione due mesi pieni di lavoro già programmato, soprattutto a livello di occupazione e assunzioni definite anticipatamente per tutta la stagione invernale.

La decisione di chiudere gli impianti, tanti pensano allo sci come al divertimento nessuno si ferma a comprendere quanta gente c'è dietro, al lavoro e quindi il danno economico di intere famiglie.

Ricordo tutte le attività ferme da mesi: Impianti sciistici, alberghi, ristoranti, negozi, scuole di sci, noleggiatori materiali sport invernali, guide alpine, artigiani…
Solo nel nostro paese si tratta più o meno di 500/600 persone senza lavoro, aggiungendo anche tutta la valle Anzasca che contribuisce molto al personale impiegato ed assunto nelle varie attività.

Avete pensato a delle alternative possibili?

Si spera, e siamo in continua sollecitazione, nell'erogazione di veloci ristori per tutte le attività correlate al turismo montano, al pari di quello che è già stato fatto in Austria, Francia, Svizzera e Germania che hanno, di fatto, già indennizzato in modo da scongiurarne il fallimento. Servono a nulla le timide politiche per la montagna messe in campo dal governo per scongiurare lo spopolamento se poi assistono inermi al fallimento delle attività.

Praticate uno degli sport più sicuri in termini di distanziamento e protezione, perché impedire il normale svolgimento dopo aver fatto mettere tutto e tutti a norma?

Ancora una volta la montagna è costretta a pagare un prezzo troppo alto a causa della poca conoscenza e sensibilità di un governo, che è sempre più distante dai problemi della gente e della montagna.
Sperando che tutto ciò serva a migliorare la situazione generale, si spera vivamente di poter riprendere a lavorare dal 16 febbraio, facendo conto che la nostra stagione possa terminare ai primi di maggio, avendo la possibilità di sciare ai 3000 metri del Monte Moro,
Sarebbero una dozzina di settimane che darebbero un po’ di respiro ed ottimismo a tutti.

 

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