All’alpe Solcio il CAI Gallarate ha ricordato Pietro Crosta
Sabato scorso, all’alpe Solcio (1751 m) presso il rifugio “Crosta” è stato ricordato Pietro Crosta (da qui il nome del rifugio) che fu il primo presidente della Sezione CAI Gallarate nel 1922 anno di fondazione del sodalizio. La storia del rifugio parte da lontano: costruito poco dopo il 1920, come albergo Monte Cistella. Nel 1935 diviene Domus Nostra, casa di vacanze dei Rosminiani. Scoperto da Pietro Crosta, dirigente proprio dell’associazione ex allievi Rosminiani.
Nel 1947 alla Sezione CAI di Gallarate viene proposto l’acquisto del rifugio Domus Nostra, all'alpe Solcio sopra Varzo, rifugio di proprietà di alcuni ex-allievi del Collegio Rosmini di Stresa. La Sezione CAI con Pietro Crosta, primo presidente e allo stesso tempo ex-allievo rosminiano promotore della casa “Domus Nostra”, nel 1948, perfeziona l’acquisto e nell'agosto dello stesso anno viene effettuata l'inaugurazione del nuovo rifugio che mantiene la denominazione "Domus Nostra" sino al 1957 quando è stato intitolato a Pietro Crosta.
Alla giornata hanno partecipato un folto gruppo di discendenti, guidati da Flavio Violatto. Per il CAI Gallarate erano presenti il presidente Antonio Maginzali e il past president Pierantonio Scaltritti. Il CAI Piemonte era presente con il presidente Bruno Migliorati e il consigliere centrale Giacomo Benedetti, che ha portato i saluti del presidente generale del CAI Vincenzo Torti. Presente anche Emilio Aldeghi presidente CAI Lombardia. Per il Comune di Varzo c’erano il Sindaco Bruno Stefanetti e Massimo Galletti presidente CAI del CAI locale. Nell’occasione è stata scoperta una lapide in ricordo di Pietro Crosta primo presidente del CAI Gallarate e fautore dell’acquisto della Domus Nostra oggi rifugio Crosta ottimamente gestito da Marina Morandin e Enrico Sanson che contribuiscono in maniera ragguardevole al presidio e alla valorizzazione del territorio.
Pietro Crosta è legato anche a Macugnaga, di lui il nipote Piero Crosta raccontava: «Noi Crosta siamo “macugnaghesi” da cinque generazioni; è dal 1898 che veniamo quassù. Sarà perché alzando lo sguardo da casa vediamo sempre questa imponente e bellissima montagna, che è diventata una “malattia” di famiglia. Mio nonno Pietro, padre di nove figli, raccontava che arrivava a Ceppo Morelli con la carrozza trainata dai cavalli e da lì in poi, tutto a piedi, via Morghen. Macugnaga aveva un'altra dimensione: il centro nevralgico del comune era Pestarena. Qui c'erano le miniere d'oro gestite dalla società inglese “The Pestarena Golding Mining Ltd”. Il resto era costituito da poche case e grandiose distese di prati e campi di segale e patate».
