L’isolamento nell’inverno 1972
Il primo annuncio l’hanno dato i caprioli e gli stambecchi
Era l’inizio di marzo del 1972 ed erano arrivate forti nevicate. Nulla di nuovo sotto il sole. Ma improvvisamente nei pressi del paese sono apparsi dei branchi abituati a stare in alto.
"Brutto segno”, avevano commentato subito i cacciatori. “Questi animali hanno fame e hanno capito che saremo sommersi di neve”. Infatti incominciarono a tuonare le valanghe, sfiorando qualche casa, colmando quattro canaloni e isolando tutte le frazioni da Ceppo Morelli in su.
Iniziava l’isolamento che sarebbe durato una settimana. Poco, se si pensa a quello del 1951, che si era protratto per diversi mesi. O alle segregazioni durate interi inverni nella normalità del passato. Ma nel 1972 c’erano quasi duemila persone, con circa quattrocento turisti bloccati.
Già il 10 marzo una sciatrice di Toronto, Margaret Randolph Leyland, 35 anni, era stata inghiottita da una valanga sulla strada, mentre stava rientrare all’aeroporto di Milano, al termine della settimana bianca. Il marito, poco davanti a lei, ne era stato testimone. Le ricerche, vane per quasi due giorni, hanno avuto successo grazie a “Zacho”, un cane del soccorso alpino cuneese guidato da Alberto Borgna, che era stato chiamato dal capitano Renato Cresta.
Dopo due giorni di ospedale a Domodossola, la canadese era rientrata a casa e “Zacho” sarebbe diventato il cane più coccolato e famoso del mondo, finendo su giornali e riviste, e anche in televisione. Un premio lo ricevette anche a Macugnaga, nell’estate successiva. Il 15 febbraio, un giovedì, iniziava l’isolamento completo. Le valanghe sono diventate dei cumuli enormi e gli operai dell’Anas erano in sciopero. Non quelli dell’Enel. Ma tutta la valle Anzasca era senza corrente. Impossibile raggiungere Macugnaga. Tre metri di neve in paese e sei al Passo del Moro dove erano sigillati Aldo Corsi e Vittorio Morandi, due operai della funivia. Atmosfera di tragedia? Nemmeno per sogno. L’insegnamento delle chiusure precedenti era servita. I viveri non mancavano. Molti turisti telefonavano in ufficio tra l’euforico e il soddisfatto: “Sono bloccato. Non sappiamo quando possiamo rientrare”. In effetti la neve continuava senza sosta livellando tutte le auto sulle
piazze. Qualcuno si era messo di buzzo buono, diventando però lo zimbello di tutti: aveva liberato una macchina d’altri per coprire ulteriormente la sua.
Non mancava qualche momento duro. Ma la gente di montagna era abituata. Una mamma che doveva partorire, è stata costretta a scendere a piedi per quattro chilometri valicando di notte le quattro valanghe. Una settimana dopo ecco il felice parto a Premosello.
In mancanza di elicotteri, per alleggerire la pressione, dalla Svizzera sono stati chiamati gli elicotteri dell’Air Zermatt. Però, a un certo punto, l’evacuazione era stata bruscamente sospesa e i due piloti bloccati a Domodossola. Emergenza o no, mancavano le cinque autorizzazioni di altrettanti ministeri romani. Ne era nato un caso internazionale poiché il governo elvetico, tramite l’ambasciatore a Roma, aveva presentato una protesta ufficiale. “Noi vi salviamo le vite e voi ci arrestate!”. La questione è finita su tutti i giornali e sulle televisioni che fino allora non si erano nemmeno accorti dell’isolamento. Da Torino era arrivato per l’inchiesta l’ingegnere Castagneris Vado, direttore dell’aeroporto di Caselle con in mano la legge dell’aeronautica risaliente al 1912. Uno degli articoli recitava testualmente: “Quando un velivolo sorpassa un altro velivolo deve suonare tre colpi di campanella”.
Gli svizzeri rientravano a Zermatt portandosi la gratitudine di Macugnaga. Con l’arrivo della primavera si è rivisto il sole. E l’estate del 1972 è stata interamente dedicata alle manifestazioni per il centenario della prima scalata della parete est del Rosa.
Un epilogo festaiolo molto diverso da quello che ci attende quest’anno.
