Ricordo di Renzo Mortarotti nel centenario della nascita
Fu il primo studioso a scoprire la civiltà walser e a valorizzare gli ex-voto
Renzo Mortarotti (1920 – 1988) fu figura di spicco della cultura ossolana del secondo dopoguerra del Novecento. “Fratello rosminiano” (non aveva il sacerdozio) lega il suo nome a tre libri in particolare: “I Walser nella Val d’Ossola” (1979), “L’Ossola nell’età moderna” (1985) e “Grazia ricevuta. Gli ex-voto ossolani” (1987).
Quest’anno ricorrono il centenario della nascita e i 35 anni di pubblicazione dell’Ossola moderna. Il libro sui Walser è ancora oggi fonte preziosa di confronto per gli studi in quanto l’autore ebbe la ventura di raccogliere dalla voce degli ultimi memorie e leggende altrimenti destinate alla scomparsa. In un abile equilibrio tra documenti scritti e storia orale, Renzo Mortarotti seppe restituire alla nostra memoria storica, in un’Italia illusa da uno sviluppo inarrestabile per cui le più remote aree di montagne erano sempre più terre marginali, dignità e orgoglio di appartenenza.
Una corposa appendice di leggende rimane preziosa. Così la presentò: “Questa raccolta non è opera mia, ma di innumerevoli Walser, uomini e donne, che da secoli abitano paesi, villaggi e alpi, sperduti nella regione di confine dell'Ossola col Vallese. I loro racconti parlano una loro propria lingua. Quindi il mio "grazie" più sincero vada agli informatori, che nel corso di questi ultimi anni mi hanno raccontato con tanta amabilità le storie dei loro paesi: per Agaro Alfredo Deini e Remigio Giannini, per Formazza Ferdi¬nando Bacher, per Macugnaga Maria Reich, Genoveffa Corsi e Francesca Jacchini, per Salecchio Agnese Pali, per Migiandone Ambrogio Blardone”. “L’Ossola nell’età moderna” (Grossi, Domodossola) racconta in tre parti la storia dell’Ossola dall’annessione al Piemonte (1743) all’avvento del Fascismo (1922). Le tre parti sono: ambiente (il rapporto degli ossolani con la montagna e i fiumi), economia e società (il passaggio dalla ruralità all’industria) e gli avvenimenti (l’annessione al Piemonte, la Restaurazione, il Risorgimento l’unità d’Italia, l’avvento in sordina del Fascismo).
In oltre 600 pagine, con una scrittura chiara e lineare, mai noiosa, Renzo Mortarotti conduce il lettore a conoscere 180 di vita sociale e di storia di una regione di frontiera. Soprattutto superando, per primo, l’ormai anacronistica divisione dei libri di storia locale in “Storia” e “Documenti” (spesso illeggibili o accessibili solo a pochi specialisti). Ancora oggi è un “libro di formazione” per i giovani studiosi. Ad un anno dalla morte, Paolo Bologna lo ricordava come “un discreto e colto signore piemontese di buone maniere”.
Un terzo merito va riconosciuto allo studioso rosminiano: fu il primo a restituire valore storico e dignità documentaria ai numerosi ex-voto sparsi nelle chiese e negli oratori dell’Ossola. Sono dipinti, su tela o su tavolette di legno, che i fedeli consegnano in chiesa come ringraziamento per una grazia ricevuta. A volte di pregevole valore artistico, dipinti da pittori professionisti, più spesso semplici e a volte ingenui, dipinti da “pittori di paese”, tutti sono documenti preziosi che “fotografano” fatti storici e situazioni di vita sociale, guerre, incidenti sul lavoro, fulmini e tempeste.