Sportivi ai piedi del Monte Rosa
Alcuni lettori mi hanno chiesto di entrare più nello specifico su certe argomentazioni. Se non mi conosci ancora, io mi occupo di aiutare sportivi e musicisti a tirar fuori i loro speciali e unici talenti, per far si che durante le loro prestazioni possano esprimersi al meglio, vivendo le proprie emozioni senza essere dominati da esse.
Sono proprio alcuni appassionati di sport che mi hanno chiesto se potevo dare loro qualche dritta o strategia utile che potesse aiutarli a diventare più performanti nel loro sport.
Ai piedi del Monte Rosa, la nostra montagna sono numerose le persone che praticano sci, bicicletta, arrampicata, sci alpinismo, ultra trail.
Cosa succede nella mente di una persona che si avvicina allo sport? A volte è indirizzato dai genitori o da qualcuno della famiglia che nel passato o ancora pratica tale attività, altre volte s’inizia a fare qualche uscita con gli amici e si accende la scintilla.
“Mi sono trovata su una bicicletta e ho iniziato a pedalare”. “Vedo tutta sta gente che corre sui sentieri e allora provo anch’io”. Motivazioni diverse che spingono ad uscire dalla propria zona di comfort ossia quel “perimetro mentale” nel quale ci sentiamo sicuri e tranquilli, un passo fuori da questi confini e iniziamo ad avere paura, ci sentiamo a disagio e ci viene voglia di tornare indietro.
Ti è mai capitato di essere ad una festa e stare solo con le poche persone che conosci, quando potresti andare a conoscerne altre? Ecco, questo significa uscire dalla zona di comfort. Se non sei una persona timida non ci sono problemi. Viceversa, se ti senti a disagio al solo pensiero di conoscere un estraneo, la tua zona di comfort ti stringe senza permetterti di agire. Ma torniamo al nostro sportivo che si trova catapultato in un mondo nuovo fatto di ritmi e abitudini differenti. Se prendiamo un bambino o un ragazzino è molto più semplice introdurre alcuni cambiamenti nella loro vita, iniziare a far sport da giovani non comporta grandi stravolgimenti, si impara naturalmente, è un gioco. Con le persone adulte è più impegnativo. Si, perché lo sport, che tu lo voglia o meno ti cambia (a mio avviso in meglio), a tal punto che certe persone si guardano indietro e pensano: “Come ho fatto tutti questi anni senza allenarmi?”.

Chi si allena cambia il proprio programma mentale, diventa più disciplinato, cerca di ottenere ad ogni allenamento, gara o stagione qualcosa di più, “Ok, ho chiuso la stagione con questo risultato, il prossimo anno voglio fare ancor meglio”.
Proprio ieri parlavo con un ragazzo di Montecrestese che si allena in mountain bike. Lui stesso mi ha confermato che inizialmente si è avvicinato a questo sport quasi per gioco, poi qualcosa è scattato nella sua testa, portandolo ad allenarsi sempre più regolarmente, tenendo un "diario di bordo" dove annotare i risultati, rivolgendosi ad un nutrizionista per capire meglio cosa mangiare e cosa no.
Poi, migliorata la componente tecnica, ecco che l’esigenza di capire come poter gestire le proprie emozioni: “Matteo come mai nonostante il perfetto allenamento (ho anche migliorato i miei tempi), il corretto apporto nutrizionale, in questa gara mi sono sentito da schifo?”.
Ormai da qualche anno si è compreso come l’allenamento si divida per un 50% in competenze tecniche e fisiche e il restante 50% in capacità mentali. Certamente esistono fuoriclasse che non hanno bisogno di preparazione mentale, o meglio, necessitano solo di "un'aggiustatina". Ricordi Alberto Tomba? Lui era una locomotiva sia fisicamente sia mentalmente. Altri atleti hanno esigenze diverse, vogliono capire come si possa diventare abili a gestire la propria mente durante una gara; oppure durante un allenamento impegnativo non farsi “fregare” da pensieri altamente improduttivi. L’allenamento mentale è utilissimo in ambito sportivo, ma questi consigli possono essere utilizzati anche nella vita quotidiana. Nel tempo noterai interessanti benefici.
© Foto: Nicola Morabito (Meht)