Ul Plò: satira, anonimato e tradizione ossolana
Il carnevale più antico dell’Ossola si festeggia a Domodossola. Risale al 1870 ed è annoverato tra i più antichi d’Italia.
Ricercare l’origine storica dei carnevali anzaschini è un’impresa ardua e con poche speranze.
Secondo alcuni anziani, il carnevale castiglionese si festeggiava addirittura su un alpeggio prossimo al paese, secondo altre voci, oramai mute, anche Pecciola di Sotto aveva ospitato la festa che precede la Quaresima. Ora, quel che rimane di questa ricorrenza allegorica, si svolge negli spazi circostanti il Circolo ARCI che ne cura anche l’organizzazione. Alla fine degli anni 70 nel periodo carnevalesco, un gruppo di ragazzi (anonimi) pubblicava un giornale satirico: Ul Plò, “per nascondere le mie e raccontare le tue”. La beffarda testata rimandava ai calvi, I plèi, di cui Achille Scagni e Rinaldo Lolli ne fecero un’associazione di livello nazionale. Ul Plò veniva stampato con la carta carbone su una matrice perforata e riprodotto con un vecchio ciclostile. Così anche le vignette satiriche si incidevano con un ago direttamente sul tamburo con la carta carbone. Don Severino Cantonetti, sotto mentite spoglie, era il direttore di tutta l’operazione. La distribuzione avveniva di nascosto lasciando le copie sugli zerbini delle osterie chiuse per la notte. I lettori, spesso protagonisti delle gag, lasciavano delle offerte recapitate dai gestori direttamente alla direzione dell’asilo infantile a cui erano destinate. Cinque punti di pinzatrice tenevano unite le sei pagine del giornaletto prodotto in un centinaio di copie. Non durò a lungo. L’edizione del 1982 chiudeva con questa frase:
Degli altri avvenimenti verrà fatta menzione
nelle pagine successive di questa edizione.
Ma attenzione, se qualcosa di te è stato messo
non ti offendere che tanto è lo stesso.