La lana di Melly
Dopo la persistente perturbazione che ha interessato tutto il nord Italia e, nella nostra regione soprattutto l’Ossola, il cielo sereno sembra abbia aperto il sipario alla primavera offrendo un palcoscenico che pareva dimenticato.
La stagione che meglio rappresenta il bisogno di cambiamento è proprio la primavera con il rinnovamento della vita animale e vegetale. Nel nostro immaginario questa stagione coincide con la sospirata liberazione dalla morsa dell’inverno, e la immaginiamo favorevole e amica.
Le perturbazioni tardive di aria fredda, che nelle scorse settimane hanno portato piogge torrenziali e abbondante neve pesante, hanno abbattuto alberi malati, spezzato cimali, devastato i boschi e ritardato l’appuntamento meteorologico.
I canaloni intasati dalle valanghe, raccolgono la neve pressata che, scivolando senza freni, ha travolto tutto ciò che incontrava. Animali compresi. Il sole dell’estate svelerà l’algido scrigno, ma pochi giorni fa vicino ai campanili ho visto sfrecciare le rondini. Sui tronchi di alberi vetusti, svuotati dal tempo, si sente tambureggiare il picchio, e tra i rami con i primi germogli si rincorrono fringuelli, cince e capinere.
Una di queste la vedo trasportare nel becco, la lana di Melly la pecora della mia vicina. Le servirà per costruirsi il nido al riparo dai gatti e dalle martore.

Il pettirosso, popolare icona legata alla neve, è sostituito nell’immaginario da questi uccelli legati alla bella stagione. Sui terreni puliti e umidi si sono viste le prime fioriture di primule che hanno anticipato lo sbocciare delle mammole.
Spiccano i gialli fiori del tarassaco e i ciliegi fioriti punteggiano di bianco il bosco scuro.

Tra i sassi dei muri le lucertole si scaldano al sole e dalle tane escono elusive le vipere con le ghiandole piene di veleno. I mammiferi dei boschi e delle rocce, ancora ricoperti dal “garz” il folto pelo invernale,ora lo perdono a ciuffi assumendo un aspetto dimesso e arruffato. Sarà sostituito da un manto leggero e lucido.
Questi cambiamenti stagionali, per noi che abitiamo le valli alpine, rappresentano una consuetudine; l’orizzonte è fatto di alberi e montagne e dietro casa c’è il bosco con le sue incognite.
Le città non sono fatte per la natura, soprattutto alcune violentate, ogni giorno con le armi.
A queste si potrebbero adattare i versi di una strofa di Primavera di Gianni Rodari :
Conosco una città
Dove la primavera
arriva e se ne va
senza trovare un albero
da rinverdire,
un ramo da far fiorire
di rosa o di lillà.